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ITALIANE RAPITE/ Greta e Vanessa, nemmeno il chador nasconde la vostra ingenuità

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo Prigioniere di Al Nusra (Immagine dal web) Greta Ramelli e Vanessa Marzullo Prigioniere di Al Nusra (Immagine dal web)

La logica vorrebbe altri metodi, in accordo con gli alleati. Con i nemici, non si tratta. Quando si mette a rischio la propria vita, si accettano le conseguenze, lo Stato non si contamina, non si spende per degli scriteriati. C'è qualcuno che ci ha rimesso la vita, per questo, e vale sempre la pena ricordare la morte di Nicola Calipari per la salvezza di Giuliana Sgrena. Valeva la pena? E valeva la pena pagare un riscatto per quelle due Simone, le ricordate? Rapite e usurpate proprio dai ribelli in armi che loro sostenevano e idolatravano?

Valeva la pena. Un uomo vale sempre la pena. Così suonano ciniche, di un'aridità disumana, certe considerazioni ripetute a denti stretti e cui titoli di giornale hanno dato voce: chi sbaglia paghi, chi cercava guai se li sbrogli da solo i suoi guai, o ci anneghi. Peggio ancora chi incolpa i genitori di scarsa attenzione, di poca educazione e avvedutezza. Il padre, ferito dalle parole al vento, ha riposto mestamente: "Che dovevo fare? Legarla?". E si trattava di una brava ragazza, studiosa, buona di cuore, lieta. Avrebbe potuto dire però la stessa cosa per una cattiva ragazza. Non puoi legarli, a vent'anni. Non puoi fermare la loro libertà, anche di sbagliare, perfino di fare il male. E in questo caso, male non era. 

Così, in questa giornata d'inizio d'anno obnubilata dai loro volti smarriti, dai loro volti prigionieri, dalla loro fiducia per sempre tradita, le sole righe lette di senso e di anima sono quelle di Domenico Quirico, il giornalista rapito e detenuto sette mesi nelle mani dei fondamentalisti siriani. "Non condivido il giudizio di chi le considera malaccorte. Sono un esempio eccezionale della volontà di trasformare in atti le buone intenzioni, anche rischiando". Già, ma Quirico ci è passato, e sa la paura, lo strazio. Quirico ha due figlie adolescenti. E conosce la misericordia, punta sulla speranza.

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COMMENTI
03/01/2015 - Misericordia, non coerenza (Roberto Graziotto)

Molto bello il finale dell'articolo di Monica Mondo, che rinvia al giudizio di Domenico Quirico. Per quanto riguarda l'aspetto del trattare o meno con i terroristi, io vengo dalla scuola di Leonardo Sciascia, che nel 1978 difese la tesi del trattare con le BR per la liberazione di Moro, con l'argomento che una vita di una persona vale più della coerenza - esistente? - di uno stato o di una discussione astratta sull'educazione ricevuta o meno dalle due ragazze.