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Cronaca

IL CASO/ Francesco, popolarità alle stelle? Una sconfitta delle sacrestie

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

La sorgente dell'azione evangelizzatrice è questo incontro con la gioia di Cristo, e se qualcuno «ha accolto questo amore che gli ridona il senso della vita», si chiedeva Papa Bergoglio, «come può contenere il desiderio di comunicarlo agli altri?». Nel volto sorridente di Francesco, noi stiamo assistendo a questa gioia di Cristo in cammino; in una "teologia", in un "discorso di Dio", in un "parlare di Dio" non paludati, che di Dio, di Cristo non vogliono proporci il concetto, ma l'affetto, l'abbraccio. Un'evangelizzazione che non è «un eroico compito personale», anche questo diceva Papa Bergoglio nel novembre di due anni fa, "contro il mondo", ma piuttosto un annuncio che non esclude nessuno, che non impone un nuovo obbligo, bensì «condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile». Mettendo sull'avviso il suo gregge, e i suoi pastori, che «la Chiesa non cresce per proselitismo ma "per attrazione"». 

Dobbiamo dolerci di avere un Papa e una Chiesa "attraenti"? O in realtà non dovremmo dolerci di non esserlo stati troppe volte, anche quando, con Cristo a fianco, potevamo ben esserlo?

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