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EPIFANIA/ Perché l'umiltà dei Magi non ha bisogno dei botti di Capodanno?

L'Epifania vede l'arrivo dei Magi. Il cristianesimo della presenza contro quello dei discorsi, dei libri, di Erode, degli interpreti. L'unica cosa da fare era adorare. MAURO LEONARDI

Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi (1423) (immagine dal web) Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi (1423) (immagine dal web)

 

L'Epifania vede l'arrivo dei Re Magi. Nella Bibbia vengono da lontano, nel nostro salotto vengono di mobile in mobile. Li abbiamo spostati all'ultimo, per l'ultima scena natalizia, quella che fa vedere — guarda un po' — quanto è strano il mondo, all'incontrario.

Chi sa, chi conosce, chi ha letto le scritture, chi le ha interpretate e insegnate. Chi ha il potere, i messaggeri, i mezzi, per sapere e indagare — Erode, gli scribi e i capi del popolo — proprio questi, nel presepe non ci sono. Sono rimasti nei loro palazzi. Nelle loro sinagoghe. Nella reggia. Ancora studiano. Ancora indagano. Ancora danno ordini. Ancora aspettano. Sanno tutto, ma vogliono informarsi ancora: informatevi accuratamente, fatemelo sapere (cfr Mt 2,8). Da dentro le loro case, i loro palazzi, le loro sinagoghe, sanno tutto, tutto spiegano, e dicono: tu sì, tu no, tu che ne sai? a te chi te l'ha detto? chi sei per dirlo? dove vai? da chi vai? dillo a me, dillo a noi, torna a dircelo.

Strano questo mondo dove chi dovrebbe essere sentinella, non va a vedere, ma manda qualcun altro. Dove chi dovrebbe essere l'eletto non sente la voce di chi lo elesse e non la riconosce. Dove chi è venuto per tutti, ad amare tutti, a farsi come tutti, uno ad uno, atteso da tutti, arrivi e trovi un'accoglienza povera e forestiera. 

E invece arrivano a trovarlo — a essere presenza — chi lo cercava da lontano, chi lo conosceva solo per sentito dire, seguendo i segni del cielo o la luce delle stelle. Da solo, nessun libro — per quanto sacro —, è mai servito a muovere il cuore di nessuno. 

Chi non aveva casa, come i pastori, o una patria lontanissima e forestiera, si è fidato, ha detto sì, vado, mi lascio guidare, mi lascio indicare strada, luogo, mezzi, tutto. 

Si trova Dio non con le risposte ma con le domande. Non con le certezze ma con lo stupore. Non con quello che so ma con quello che mi viene svelato.

Eccola, dunque, è arrivata l'Epifania. Ma non è come i botti di capodanno e non basta stare dietro un vetro al calduccio per goderne.

A Natale, Dio si è fatto Presenza, e se non vai di presenza, se non esci, se non ti pieghi, se non ti inginocchi, non vedi nulla, non capisci nulla. Se rimani a casa non trovi nulla perché non si può credere con gli occhi e il cuore di un altro. La Presenza richiede presenza. Epifania dice una cosa tremenda, ed è che non c'è nulla di peggio di una lezione sul senso salvifico del dolore, sull'essere forti nella debolezza citando pure san Paolo, di dire che troverai rifugio tra le braccia di Dio, consolazione nella preghiera, ma poi non essere presenza. 


COMMENTI
05/01/2015 - Epifania (luisella martin)

Nelle parole di questo bellissimo articolo si intravede la fede e la speranza di chi ha scritto; sono pensieri rivelatrici di una Presenza che non ci abbandona mai, pensieri che riscaldano il cuore riempiendo di fiducia il futuro. Usciti dai palazzi per seguire la stella, in mezzo ai pastori, potremo contemplare il Bambino che Maria ha liberato un po' dalle coperte per mostrarci il Suo Volto: è questo il mio augurio per il giornalista e per tutti quelli che scrivono parole belle.

 
05/01/2015 - manifestarsi, vuol dire proprio solo Presenza (Paola Baratta)

Questo articolo mi ha ricordato momenti belli e dolorosi della mia vita in cui non sono state importanti le parole, i gesti, ma proprio la presenza. Ma anche momenti di assoluta normalità in cui è proprio così: ieri mi trovavo con un'amica. Mi ha fatto salire a casa sua, con i figli che dovevano finire i compiti, con i panni da stirare, con un'uscita già programmata e un sacco di cose da fare nel frattempo: ci siamo viste e parlate in mezzo a quegli impegni. Ed è stato bellissimo. E' stato bellissimo perchè vieni ricevuto così solo quando sei veramente di famiglia. E anche io non ho portato i fiori, il regalino della "buona educazione" quando si va in casa d'altri. ma solo me e la mia bambina. Solo me e i vestiti di sempre, la pettinatura di sempre, il viso, come al solito, acqua e sapone. E la mia amica lo stesso, Ed è stato bellissimo. Gesù entra proprio così semplicemente nelle nostre vite e quanto vorrei poter dire lo stesso di me nei Suoi confronti e nei confronti dei miei fratelli! Questo scritto mi aiuta a rifletterci. Grazie