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Cronaca

PAPA/ Testimonianza contro valori, la dialettica che non piace a Francesco

Papa Francesco dice messa al Madison Square Garden di NY (Infophoto)Papa Francesco dice messa al Madison Square Garden di NY (Infophoto)

Non si tratta, infatti, di affermare una improponibile antitesi tra i cattolici della testimonianza e i cattolici dell'impegno, versione nuova e diversa di quella che vedeva, negli anni 70-80, contrapporre i cattolici della presenza a quelli della mediazione. Non c'è, infatti, testimonianza cristiana che non si prolunghi, idealmente, anche sul terreno storico-politico dal momento che «la politica è la forma più alta della carità» (Paolo VI). 

Questa declinazione deve avvenire, però, dentro un giudizio storico complessivo che tenga conto dell'insieme dei fattori in gioco. E' per un giudizio storico che il Papa argentino conferisce alla testimonianza una sua priorità ideale rispetto alla dottrina morale che scaturisce dalla fede. La priorità dei gesti, dello stile pastorale modulato dalla misericordia, non sono dettati da una "tattica" ma, come documenta la biografia di Bergoglio, dalla chiara consapevolezza che, in un mondo estraneo, lontano dalla fede, ciò che può sorprendere è la forma superiore della carità, così come Romano Guardini aveva lucidamente affermato nella conclusione de La fine dell'epoca moderna. 

Stile evangelico significa che «l'annuncio si concentra sull'essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta si semplifica, senza perdere per questo profondità e verità, e così diventa più convincente e radiosa» (Evangelii gaudium, 35). Certamente «Tutte le verità rivelate procedono dalla stessa fonte divina e sono credute con la medesima fede, ma alcune di esse sono più importanti per esprimere più direttamente il cuore del Vangelo. In questo nucleo fondamentale ciò che risplende è la bellezza dell'amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto» (Evangelii gaudium, 36). E' quanto il Papa ribadirà nella sua intervista a La Civiltà Cattolica: «Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L'annuncio di tipo missionario si concentra sull'essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona ed attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l'edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. E' da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali» (Papa Francesco, La mia porta è sempre aperta, Milano 2013, p. 62).

La priorità della testimonianza evangelica sulla dottrina morale — la Chiesa come "ospedale da campo" — non è, pertanto, il frutto di un relativismo morale, di un fatuo progressismo, come lamentano i critici del Papa. E' il risultato di un preciso giudizio storico che tiene presente la distinzione tra ciò che precede, nella dottrina, e ciò che consegue nel contesto scristianizzato odierno. Il che non significa, come lamentano ancora i critici, che le implicazioni morali dell'annuncio cristiano non siano importanti. Lo sono e il Papa le richiama costantemente nel suo magistero. 


COMMENTI
01/10/2015 - W il Papa: "ogni momento è quello giusto" (claudia mazzola)

Ho iniziato a seguire la Chiesa nel 2005 quando è morto don Giussani. Ho amato tantissimo Papa Benedetto XVI, mi pareva insostituibile. Poi l'elezione di Papa Francesco, così diverso mi aveva destabilizzato. Sono stata fedele ed ho seguito. Ora sono convinta che Papa Francesco è quello che ci vuole, ringrazio Dio di avercelo donato!

 
01/10/2015 - Non un progetto ma una fede che genera cultura (Fabio Giovenzana)

Nella frase “Un mondo così dev’essere incontrato, alla radice, da ciò che ha scaldato il cuore dei discepoli di Emmaus e, sul piano civile, da un progetto riformatore complessivo” percepisco ancora una giustapposizione tra l’esperienza originale che sta al sorgere dell’essere cristiano e il suo muoversi nella realtà. Il cristiano non è portatore di un “progetto” ma, col suo stesso essere, è “epifania” di una modalità nuova di rapportarsi alla realtà intera, che si manifesta nel suo impatto con le provocazioni che la realtà stessa pone. “Cultura è esperienza di una realtà che spiega tutto. Cristo è quella realtà. Camminare dentro l'esperienza di Cristo come chiarificatore d'ogni cosa: ecco per un giovane l'aspetto più acuto e suggestivo del suo crescere verso una personalità piena, cioè convinta e responsabile. Aiutare questo cammino è il compito più affascinante, e il più facilmente appassionato... Questo obbliga a una concezione densissima della vita, come un’attività senza sosta e una responsabilità senza scappatoia” (d. Gius). È da questa capacità di giudizio che scaturisce tutto l’impegno sociale, civile e politico del cristiano. “Non si può dire amo i miei figli permettendo alla società di farne man bassa. Non si può dire amo la mia famiglia permettendo al costume sociale di distruggerla. Occorre il coraggio di difendere questi riferimenti in pubblico associandosi perché senza l’associarsi la debolezza del singolo è travolta da qualsiasi forma di potere” (d. Gius)

 
01/10/2015 - forse siamo sulla buona strada (paolo canti)

Finalmente! Testimonianza e valori non sono contrapposti. Spero siano messi da parte i livori che caratterizzano questo dibattito e che hanno provocato e provocano lacerazioni. Oggi sul come muoversi non c'è accordo, e credo anche difficile una sintesi. Il punto va lasciato aperto smettendo di "scomunicarsi" a vicenda come "quelli che non hanno capito un...". E' una situazione insolita e nuova per la storia del Movimento, ma rispettiamoci e vogliamoci bene ascoltandoci e non ignoriamoci. sicuramente abbiamo bisogno di ascoltarci, anche se questo è faticoso e richiede di essere meno "orgogliosi e permalosi" nel futuro. Tanto, e lo dico con serenità, nella battaglia finale (sono cresciuto negli anni 70 è il termine a me non dispiace) saremo assieme.