BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PAPA/ Testimonianza contro valori, la dialettica che non piace a Francesco

Pubblicazione:giovedì 1 ottobre 2015

Papa Francesco dice messa al Madison Square Garden di NY (Infophoto) Papa Francesco dice messa al Madison Square Garden di NY (Infophoto)

La scelta per la testimonianza non è una "scelta religiosa", fautrice di isolamento e di disimpegno, ma una modalità  di incontro con il mondo che richiede, al cristiano, di non identificarsi a priori con una parte politica, di avere la libertà di volgersi a tutti, con gratuità, senza progetti di egemonia. La testimonianza indica un uomo "senza patria", non "ossessionato" della propria identità, che si volge "fuori", a ciò che è esterno al proprio mondo. E' il cristiano "sulla soglia" di cui parla Charles Péguy. Questo non esclude l'impegno pubblico, politico, a cui, secondo la propria vocazione, molti sono chiamati nella tutela del bene comune. 

Lo stesso Papa è "evangelico" e, al contempo, una figura politica di rilevanza mondiale. Le due dimensioni vanno distinte, anche come possibili vocazioni, ma non vanno disgiunte. La dimensione politica sorge, per Francesco, direttamente dalla dottrina sociale della Chiesa. Questo significa che il richiamo ai valori morali oggi messi in discussione deve avvenire nel quadro complessivo della dottrina sociale. Non si tratta di "selezionare" alcuni valori rispetto ad altri, ad esempio l'aborto da combattere, la povertà e la pena di morte da tralasciare. Questo è il limite del cristianesimo americano: conservatore nei valori della vita prenatale e della famiglia, totalmente liberal nel giudizio sull'economia e sul mercato. Ciò che manca qui è proprio il "giudizio storico", cioè quanto i cattolici impegnati rimproverano, come lacuna, a quelli della testimonianza. Per il Papa non ci sono valori di "sinistra" e valori di "destra" per la semplice ragione che la causa della loro scomparsa è la medesima: il paradigma tecnocratico, radicalizzatosi nell'era della globalizzazione, che è la vera causa della destabilizzazione etica e della rivoluzione antropologica contemporanea. 

E' il paradigma di cui parla l'enciclica Laudato sì, la forma mentis di un mondo che ragiona secondo la cultura dello "scarto", dell'utile, dell'efficiente, sacrificando tutto il resto. Il modello tecnocratico è "sacrificale": i poveri, i deboli, i malnati, gli anziani, i malati terminali, gli handicappati, i senza lavoro, ecc. tutti costoro non hanno diritto di cittadinanza. Sono "scarti". Per il modello tecnocratico nulla è gratuito, tutto ha un prezzo — costa mantenere i poveri, costa mantenere i malati senza speranza, gli handicappati improduttivi. Di conseguenza ciò che trionfa è un mondo senza legami, individualistico, ossessionato dall'ego e dalle sue sfibranti prestazioni. Un mondo così non può essere cambiato da una semplice "opposizione etica", da una reazione morale polarizzata su una selezione di valori. Un mondo così deve essere incontrato, alla radice, da ciò che ha scaldato il cuore dei discepoli di Emmaus e, sul piano civile, da un progetto riformatore complessivo, volto al "bene comune",  che non accetta di "tagliare" alcuni valori della dottrina sociale contrapponendoli ad altri. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
01/10/2015 - W il Papa: "ogni momento è quello giusto" (claudia mazzola)

Ho iniziato a seguire la Chiesa nel 2005 quando è morto don Giussani. Ho amato tantissimo Papa Benedetto XVI, mi pareva insostituibile. Poi l'elezione di Papa Francesco, così diverso mi aveva destabilizzato. Sono stata fedele ed ho seguito. Ora sono convinta che Papa Francesco è quello che ci vuole, ringrazio Dio di avercelo donato!

 
01/10/2015 - Non un progetto ma una fede che genera cultura (Fabio Giovenzana)

Nella frase “Un mondo così dev’essere incontrato, alla radice, da ciò che ha scaldato il cuore dei discepoli di Emmaus e, sul piano civile, da un progetto riformatore complessivo” percepisco ancora una giustapposizione tra l’esperienza originale che sta al sorgere dell’essere cristiano e il suo muoversi nella realtà. Il cristiano non è portatore di un “progetto” ma, col suo stesso essere, è “epifania” di una modalità nuova di rapportarsi alla realtà intera, che si manifesta nel suo impatto con le provocazioni che la realtà stessa pone. “Cultura è esperienza di una realtà che spiega tutto. Cristo è quella realtà. Camminare dentro l'esperienza di Cristo come chiarificatore d'ogni cosa: ecco per un giovane l'aspetto più acuto e suggestivo del suo crescere verso una personalità piena, cioè convinta e responsabile. Aiutare questo cammino è il compito più affascinante, e il più facilmente appassionato... Questo obbliga a una concezione densissima della vita, come un’attività senza sosta e una responsabilità senza scappatoia” (d. Gius). È da questa capacità di giudizio che scaturisce tutto l’impegno sociale, civile e politico del cristiano. “Non si può dire amo i miei figli permettendo alla società di farne man bassa. Non si può dire amo la mia famiglia permettendo al costume sociale di distruggerla. Occorre il coraggio di difendere questi riferimenti in pubblico associandosi perché senza l’associarsi la debolezza del singolo è travolta da qualsiasi forma di potere” (d. Gius)

 
01/10/2015 - forse siamo sulla buona strada (paolo canti)

Finalmente! Testimonianza e valori non sono contrapposti. Spero siano messi da parte i livori che caratterizzano questo dibattito e che hanno provocato e provocano lacerazioni. Oggi sul come muoversi non c'è accordo, e credo anche difficile una sintesi. Il punto va lasciato aperto smettendo di "scomunicarsi" a vicenda come "quelli che non hanno capito un...". E' una situazione insolita e nuova per la storia del Movimento, ma rispettiamoci e vogliamoci bene ascoltandoci e non ignoriamoci. sicuramente abbiamo bisogno di ascoltarci, anche se questo è faticoso e richiede di essere meno "orgogliosi e permalosi" nel futuro. Tanto, e lo dico con serenità, nella battaglia finale (sono cresciuto negli anni 70 è il termine a me non dispiace) saremo assieme.