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PAPA/ Testimonianza contro valori, la dialettica che non piace a Francesco

Pubblicazione:giovedì 1 ottobre 2015

Papa Francesco dice messa al Madison Square Garden di NY (Infophoto) Papa Francesco dice messa al Madison Square Garden di NY (Infophoto)

Nel suo articolo "Francesco negli Usa ha ridisegnato il cammino della Chiesa", apparso ieri su La nuova bussola quotidiana, Massimo Introvigne coglie con lucidità gli insegnamenti da trarre dal viaggio americano del Papa. Ne indica tre.

Il primo è dato dal fatto che «il Papa è ben consapevole che il nostro mondo vive in una situazione di degrado antropologico, che coinvolge soprattutto i giovani. Per raggiungerli e farsi ascoltare, le grandi narrative dottrinali — così pensa Francesco — sono di scarso aiuto. I giovani, e anche i meno giovani, sono sempre meno disponibili ad ascoltarle. Più che un discorso, aspettano che si proponga loro un percorso». 

Il secondo insegnamento risiede nella percezione che ciò che oggi colpisce maggiormente «sono i problemi dell'ecologia e delle spaventose ingiustizie create dalla tecnocrazia finanziaria e dalla logica del potere e del puro profitto, di cui fanno dolorosa esperienza anzitutto le vittime delle guerre, i rifugiati, gli immigrati, i senzatetto. Questi problemi sono la priorità di Papa Francesco, ma il Papa si rende conto che non sono gli unici. Anzi, vorrebbe dare il senso che le varie dimensioni della crisi mondiale sono collegate, e separarle è sbagliato. Gli stessi poteri forti responsabili della tecnocrazia finanziaria e dell'imperialismo economico attaccano la vita, il matrimonio e la famiglia con l'aborto, la droga e le "colonizzazioni ideologiche" — espressione che nel linguaggio del Papa indica la teoria del gender e le sue conseguenze pratiche —, e attaccano la Chiesa minacciando la libertà religiosa». 

La terza lezione è «la più difficile perché corrisponde meno alla mentalità della parte più combattiva dell'episcopato statunitense. Bisogna abbandonare le battaglie per la vita, la famiglia, la libertà religiosa? Certamente no. Sono, Francesco lo ha ripetuto, elementi irrinunciabili della dottrina della Chiesa e dello sviluppo umano integrale. Ma queste battaglie vanno combattute con due avvertenze. La prima è che è sbagliato isolare vita e famiglia dal contesto più generale della dottrina sociale come Papa Francesco la presenta, che comprende anche i diritti dei poveri, dei rifugiati, degli immigrati, dei senzatetto, dell'ambiente. Una Chiesa che desse l'impressione di privilegiare soltanto alcuni temi, trascurandone altri, non sarebbe secondo Francesco una Chiesa credibile». La seconda avvertenza è strettamente dipendente dal primo insegnamento. «Se oggi le grandi narrative sono cadute, e l'unica via che permette di parlare ai giovani e alle immense "periferie" lontane dalla Chiesa è la via della misericordia e del cuore, non è più tempo di "culture wars"».

Le puntualizzazioni di Introvigne sono importanti e costituiscono un utile contributo al dibattito, che in Italia non accenna a diminuire, tra i fautori della testimonianza e coloro che insistono, invece, sull'impegno pubblico dei cristiani come argine al dilagare della rivoluzione antropologica. Questa dialettica, se valgono i tre punti indicati da Introvigne, è in realtà mal posta, decisamente erronea nel suo presupporre un "aut-aut" fuori luogo. 


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COMMENTI
01/10/2015 - W il Papa: "ogni momento è quello giusto" (claudia mazzola)

Ho iniziato a seguire la Chiesa nel 2005 quando è morto don Giussani. Ho amato tantissimo Papa Benedetto XVI, mi pareva insostituibile. Poi l'elezione di Papa Francesco, così diverso mi aveva destabilizzato. Sono stata fedele ed ho seguito. Ora sono convinta che Papa Francesco è quello che ci vuole, ringrazio Dio di avercelo donato!

 
01/10/2015 - Non un progetto ma una fede che genera cultura (Fabio Giovenzana)

Nella frase “Un mondo così dev’essere incontrato, alla radice, da ciò che ha scaldato il cuore dei discepoli di Emmaus e, sul piano civile, da un progetto riformatore complessivo” percepisco ancora una giustapposizione tra l’esperienza originale che sta al sorgere dell’essere cristiano e il suo muoversi nella realtà. Il cristiano non è portatore di un “progetto” ma, col suo stesso essere, è “epifania” di una modalità nuova di rapportarsi alla realtà intera, che si manifesta nel suo impatto con le provocazioni che la realtà stessa pone. “Cultura è esperienza di una realtà che spiega tutto. Cristo è quella realtà. Camminare dentro l'esperienza di Cristo come chiarificatore d'ogni cosa: ecco per un giovane l'aspetto più acuto e suggestivo del suo crescere verso una personalità piena, cioè convinta e responsabile. Aiutare questo cammino è il compito più affascinante, e il più facilmente appassionato... Questo obbliga a una concezione densissima della vita, come un’attività senza sosta e una responsabilità senza scappatoia” (d. Gius). È da questa capacità di giudizio che scaturisce tutto l’impegno sociale, civile e politico del cristiano. “Non si può dire amo i miei figli permettendo alla società di farne man bassa. Non si può dire amo la mia famiglia permettendo al costume sociale di distruggerla. Occorre il coraggio di difendere questi riferimenti in pubblico associandosi perché senza l’associarsi la debolezza del singolo è travolta da qualsiasi forma di potere” (d. Gius)

 
01/10/2015 - forse siamo sulla buona strada (paolo canti)

Finalmente! Testimonianza e valori non sono contrapposti. Spero siano messi da parte i livori che caratterizzano questo dibattito e che hanno provocato e provocano lacerazioni. Oggi sul come muoversi non c'è accordo, e credo anche difficile una sintesi. Il punto va lasciato aperto smettendo di "scomunicarsi" a vicenda come "quelli che non hanno capito un...". E' una situazione insolita e nuova per la storia del Movimento, ma rispettiamoci e vogliamoci bene ascoltandoci e non ignoriamoci. sicuramente abbiamo bisogno di ascoltarci, anche se questo è faticoso e richiede di essere meno "orgogliosi e permalosi" nel futuro. Tanto, e lo dico con serenità, nella battaglia finale (sono cresciuto negli anni 70 è il termine a me non dispiace) saremo assieme.