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SINODO SULLA FAMIGLIA/ Tutta la crisi di Giuda (e nostra) nella lettera dei 9 cardinali

Pubblicazione:mercoledì 14 ottobre 2015

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Tutti coloro che sono nella Chiesa, almeno per un istante, sono stati affascinati e afferrati da Cristo, hanno capito che con quell'Uomo, con quello Sguardo, cambiava davvero tutto. Una vita piccola è stata ad un tratto portata davanti all'Eterno ed è stata proiettata verso una felicità che andava ben oltre quello che la preghiera osava sperare. 

Ma proprio di fronte a questa sconfinata grandezza, qualcosa non ha funzionato. E ciascuno ha potuto toccare con mano che quello che aveva intuito quel giorno — il primo giorno — non era il reale contenuto che quell'Uomo proponeva. Non passavano le malattie, non finivano i peccati, non accadeva nessuna magia. Tutto rimaneva uguale e, a fronte di alcuni ciechi guariti e di alcuni morti resuscitati, tanti altri restavano nell'indigenza o nella tomba. E questo scatenava nel cuore una grande delusione. Una delusione che non si poteva dire, anche perché si era abbandonato tutto per quell'Uomo, una delusione che non si poteva neppure pensare, perché avrebbe significato ammettere (anche solo segretamente) di non aver capito niente. 

"Gli avevo dato ormai tutto — continua il Giuda di Chieffo — e il Regno Suo non veniva". È allora, in quella misteriosissima piega dell'istante, quando il Regno Suo non viene, che si fa strada l'ultima tentazione: quella di prendere in mano noi la baracca, quella di risolvere noi il problema. Lo fece Giuda, lo fece Pietro. Il dolore è troppo dolore per poter ammettere che è una parte della vita, l'orgoglio è troppo grande per poter riconoscere di aver sbagliato, di aver capito male. E allora non ci resta altro che prendere noi in mano le cose. Con una lettera passata ai giornali, con un'azione sociale organizzata, con l'entusiasmo e la nostalgia per le vecchie battaglie che tanto ci facevano sentire "vivi" là sul mare di Galilea. E man mano che ci si avvicina a Gerusalemme affiora la possibilità di chiudere tutto consegnando quel Cristo — ossia tutto quello che abbiamo vissuto in questa compagnia — alla morte. 

E la scusa, dentro e fuori il Palazzo apostolico, è sempre la stessa: quella di farLo risorgere, quella di riportarLo in vita, al Suo posto, contro l'Impero. Dimenticando che il Suo posto non è in questo mondo, ma alla destra del Padre.



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COMMENTI
15/10/2015 - Leone XIII e Francesco (Alberto Consorteria)

Pichetto non si può fare di tutte le erbe un fascio. Il fondamentalismo è una cosa, il LOGOS però è sempre lì, da scoprire, anche per noi cristiani... Se no Giuda fu Leone XIII nella Rerum Novarum; Giuda è Papa Francesco quando parla del posto attivo e non passivo dei cattolici nella società di oggi (Evangelii Gaudium, par. 181 ss. per chi se li era persi); Giuda i movimenti dei lavoratori cristiani che hanno riplasmato Francia, Germania, Italia, e anche gli Stati Uniti... Giuda è Benedetto XVI quando in diversi passaggi della Caritas in Veritate ricorda il bisogno di una presenza cristiana autentica implicata nel mondo (brillante il passaggio in cui il Papa emerito spiega il bisogno di "verità nella carità" e di "carità nella verità", lo ricorda Picchetto?) Un San Pietro Taglia-orecchie è Papa Francesco quando nella Laudato Si' parla di sviluppo sostenibile, principio precauzionale e valutazione di impatto ambientale: come si permette, pensi ai rosari e ai sinodi!

RISPOSTA:

Non tramonta l'abitudine di leggere le cose non per quello che sono, ma sempre per quello che ipoteticamente nascondono dietro le righe e oltre le righe. Nessuno dei Papi che lei ha citato, signor Consorteria, ha avuto la pretesa di prendere in mano le cose e ridurre la Verità a strumento al proprio servizio. Essi sono stati servi della Verità, servi che non l'hanno venduta a nessun progetto politico, sociale o pastorale. Nessuno di loro ha avuto la pretesa di aggiustare la Chiesa con le proprie azioni, ma ciascuno di loro ha offerto la propria vita perché - laddove tutti vedevano politica e strategia - gli uomini potessero vedere una strada, un rivolo, della Misericordia di Dio. Chi ha cuore per intendere, intenda. Grazie. FP

 
14/10/2015 - Incarnazione (Franco Caron)

Vorrei farmi spiegare da don Pichetto la sua idea di incarnazione vista la conclusione dell'articolo

 
14/10/2015 - Giuda Iscariota (Giuseppe Schillaci)

Io devo confessare che non sono molto commosso nel vedere che si dà del Giuda a mezza chiesa cattolica del passato e pure del presente, compreso qualche cardinale e qualche papa.

 
14/10/2015 - Il Giuda di Chieffo (Giuseppe Crippa)

Caro don Federico, il Giuda di Chieffo interroga anche me e La ringrazio di avermelo presentato così chiaramente. Ma secondo Lei interroga anche coloro che, dentro e fuori il palazzo apostolico, stanno cercando con ogni mezzo di far recuperare alla Chiesa di Cristo 200 anni di ritardo per esempio proponendo un cammino radicale di cambiamento nel rispondere alle domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo? Ringrazio il card. Martini per quest’ultima frase… e la cara Claudia Mazzola che saluto cordialmente.

 
14/10/2015 - Grandissimo articolo (claudia mazzola)

Carissimo don Federico, non se la prenda se c'è chi non capisce le sue parole. Succedeva anche a Gesù. Posso dirle che le voglio bene?

 
14/10/2015 - Mi hai convinto (marco nocetti)

Ok don Federico, mi hai convinto: un paio di pantofole, due preghierine e le battaglie le lasciamo a chi non ha capito niente. In fin dei conti è anche molto più rilassante. Grazie.

 
14/10/2015 - quindi... (Alessandro d'Alessandro)

Quindi andare in piazza il 20 Giugno a difesa dei figli è un'azione sociale organizzata figlia dell'orgoglio, mentre lasciar fare Galantino nelle segrete stanze è affidamento? Scusi la polemica, ma spesso nel mondo di CL il confine tra l'azione di Dio e quella dell'uomo appare molto sfumato.

 
14/10/2015 - Grazie (Marco Castellani)

Volevo ringraziare per questo articolo. Lucidissimo, commovente nella sua profonda ma semplice verità. Più passano gli anni più la canzone del Monologo di Giuda colpisce qualcosa nella mia anima, ne riconosco la verità. L'impazienza e la voglia di "fare da noi", come se Lui non bastasse, come se - ci ripete spesso Carrón - ritenessimo in fondo che non sia abbastanza incisivo, è una tentazione sempre presente. Credo che si radichi in tutta la parte di "non affidamento" che alberga nel nostro cuore, quella parte da curare e convertire, instancabilmente e - siccome Lui c'è - allegramente... Marco Castellani