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LA STORIA/ Io, omosessuale cattolico, dico no ai matrimoni gay

Pubblicazione:lunedì 19 ottobre 2015

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Non lo sottintendo e ne approfitto pure per ribadire che non ho fatto nessun voto. La castità per me è una meta, che desidero raggiungere, ma è ancora difficile stare a lungo senza avere qualche caduta. Voglio essere sincero, non voglio essere idealizzato. L'omosessuale cattolico non "deve" essere casto, ma riscoprire e testimoniare il valore dell'amicizia. La cosa più importante  è confidare nella Misericordia di Dio. Il trucco è quello di non smettere di pregare, di non perdere la confidenza con Dio anche quando mi sento ipocrita ed incoerente. Sul fatto che l’omosessualità in sé non sia una condizione sufficiente per essere esclusi dalla Grazia mi sembra superfluo parlarne.

 

Recentemente ha scosso il mondo della Chiesa il coming out di un importante monsignore, ti ha colpito questo episodio?

Cosa penso del monsignore polacco (Krzysztof Charamsa, ndr)? Non mi piace fare l’opinionista. Preferisco raccontare la mia esperienza e ascoltare la gente che mi scrive. L’omosessualità nel clero è un problema reale. Pensa che il famoso psicologo Joseph Nicolosi racconta di aver cominciato a riflettere sulla tanto criticata "terapia riparativa" proprio perché seguendo molti sacerdoti con pulsioni omosessuali indesiderate, riscontrava nella loro storia molti elementi in comune. Diversi sacerdoti mi scrivono per raccontarmi le loro difficoltà. Io penso che il vero problema dei sacerdoti e dei religiosi non venga dal fatto che non possono sposarsi, ma dall’isolamento in cui spesso vivono. A volte i preti che mi scrivono dicono di sentirsi trascurati anche dal loro vescovo, oltre che dai loro confratelli o dai loro parrocchiani. Spesso trattiamo i sacerdoti come mucche da mungere, forse dovremmo cominciare a considerarli anche come esseri umani bisognosi come noi di calore familiare e amicizia.

 

Che ne pensi di manifestazioni come quella del 20 giugno o di gruppi come le Sentinelle in piedi? Non c'è il rischio che si alzino muri contro muri invece di dialogare? 

Una volta sono stato ad una veglia delle Sentinelle in piedi. E’ stata una bellissima esperienza di condivisione. Stare in silenzio con un libro in mano, per un'ora, insieme a tante persone: è qualcosa di raro al giorno d’oggi. Ho tanti amici e persone in gamba che partecipano a questo tipo di manifestazione pacifica. Credo però sia importante trovare anche occasioni di dialogo oltre che di protesta. Saper dialogare è un'arte. Penso che da parte nostra, noi cattolici dovremmo fare uno sforzo in più per comprendere l’omosessualità. In questo noi cattolici omosessuali possiamo essere una risorsa. Io sono a disposizione. Spero che le persone di buona volontà, presenti in entrambi gli schieramenti possano trovare presto una via di confronto pacifico.

 

Non pensi che un gay non cattolico e non credente abbia diritto davanti alla legge al matrimonio? 

Credo che il diritto al matrimonio sia solo per una coppia formata da un uomo e una donna. Il matrimonio come istituzione è legato alla generatività e alla custodia della vita. La famiglia è la cellula fondamentale della società e ne permette la sopravvivenza. Quanto alla tutela di qualsiasi forma di convivenza, è un altro paio di maniche. A proposito di tutto il dibattito legislativo al proposito c’è qualcuno che non dice la verità, per ignoranza o per malizia, ma mi piacerebbe capire a chi devo credere. Invito gli addetti ai lavori, i vari azzeccagarbugli, a scrivere una piccola brochure per noi poveri mortali con i riferimenti legislativi dove sono esplicitate le garanzie per le coppie di conviventi: che ci siano o meno. Credo che una regolamentazione delle forme esistenti di convivenza sia utile.

 

In passato hai detto una cosa molto bella: "Dove ci sono le ferite rimane sempre una cicatrice, ma le ferite possono diventare sorgente di luce". Come convivi con la tua ferita? Come diventa sorgente di luce?


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COMMENTI
19/10/2015 - Testimonianza viva 2 (Massimo Mascolo)

Infine, mi spiace che l’intervistatore, nel porre le domande, sembra allinearsi al pensiero dominante, usando un linguaggio e uno stile che sembra far proprie le impostazioni ideologiche dei gruppi di pressione LGBT, ad esempio quando, dopo aver chiesto se il bullismo, il pensiero suicida fosse dipeso fondamentalmente dall’ambiente ostile agli omosessuali (ottenendo risposte di segno opposto ed estremamente acute), ci riprova alla fine chiedendo come mai “Eliseo” neghi la necessità di una legge antiomofobia (cos’è, vuoi vedere che Eliseo nega l’omofobia come problema reale?): anche qui Vites riceve una risposta diversa da quella attesa. Buona parte della menzogna ideologica che mira a ben altri fini che non la difesa delle persone omosessuali e cioè lo scardinamento del volto umano nel mondo, è giocata, almeno in partenza, sul termine “omofobia”, cioè un termine indeterminato sia giuridicamente sia scientificamente sia sociologicamente. Ma tant’è, a ciascuno il suo.

 
19/10/2015 - Testimonianza viva 1 (Massimo Mascolo)

Testimonianza viva e controcorrente, da far conoscere: mette ben in luce le vere questioni in gioco e quelle false. Sulle Sentinelle in piedi è opportuna una piccola precisazione. Dalla mia esperienza posso affermare che non si fanno solo veglie in silenzio, ma si fa rete di amicizia prima e dopo le veglie ed è proprio questa la forza e la sorpresa di un gesto così diffuso quanto non organizzato né costituito in alcuna forma giuridica, né confessionale, né partitica. Il gesto non è una forma di protesta, ma di testimonianza pubblica, quindi non ci si contrappone a nessuno (le contestazioni anche violente non sono richieste dalle “sentinelle”). Infine posso assicurare che, nei limiti di ciascuno, in ogni città dove è possibile vegliare, sia prima sia dopo si dialoga con tutti e si stringono amicizie anche con chi la pensa diversamente e fruttuose amicizie con persone omosessuali. Le Sentinelle non fanno parte di uno schieramento che deve contrapporsi a un altro schieramento: questa impostazione fa comodo, incasella, ma non corrisponde al vero.

 
19/10/2015 - Ne provo sana invidia (claudia mazzola)

Che rapporto meraviglioso ha questo ragazzo con il Signore!

 
19/10/2015 - veramente straordinario (Claudio Baleani)

Questa intervista ha un valore enorme. Non tanto perché è commovente, ma soprattutto perché propone e indica un percorso e individua bene i pericoli che questa persona ha vissuto e i danni subiti nella sua vita. Questa intervista la propagherei ad ogni livello, ivi incluso il Sinodo perché lo Spirito Santo parla per ispirazione, ma soprattutto attraverso i fatti e le testimonianze. Un grandissimo ringraziamento va all'intervistato e anche a Il Sussidiario che ha pubblicato l'intervista.