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CHIESA/ Dalla Germania: cosa significa essere cattolici quando si è al 3 percento?

Pubblicazione:martedì 20 ottobre 2015

Manifestazione contro gli abusi nella Chiesa a Berlino (Infophoto) Manifestazione contro gli abusi nella Chiesa a Berlino (Infophoto)

Mentre approfondivo, con il mio dirigente scolastico, cosa rispondere ai genitori che ci chiedevano questa tipo di gesto religioso (siamo una scuola cristiana) e non ecclesiale, mi sono imbattuto da una parte nell'offerta di Erfurt di cui sopra e nella reazione scettica evangelico-luterana. Da subito mi è sembrato di capire la motivazione che aveva spinto l'attuale vescovo ausiliare di Erfurt ad offrire una tale possibilità: una forzata richiesta di partecipazione ai sacramenti come la cresima o la Konfirmation avrebbe potuta essere vista solo come proselitismo, nel senso di Papa Francesco. Mentre l'offerta di una pratica religiosa e non ecclesiale avrebbe permesso alla Chiesa di aprire le proprie porte (per esempio la festa di Erfurt viene festeggiata nel duomo, che si riempie di giovani e dei loro parenti, che nella loro vita non hanno quasi mai varcato la soglia di una chiesa per festeggiare un evento per loro importante) rispondendo all'esigenza di senso religioso, non morto neppure dopo 40 anni di Ddr, senza forzare un processo di appartenenza ecclesiale libera che necessita, normalmente, di un ritmo generazionale e non immediato. 

Rimane ovviamente aperta la domanda se la via percorsa da un parroco luterano — che non  viene però da un'esperienza maggioritaria istituzionale della Chiesa luterana, ma piuttosto da quella spiritualità più "libera" e di tipo "evangelico" presente in molto forte nell'America Latina e del Nord —, Ernst Wachter di Elbingerode, con una spiritualità conservatrice ma innovativa nei metodi, non sia un'alternativa più adeguata. Egli organizza per tutti i giovani della sua regione un'iniziativa che chiama "tee-time", in cui prima e dopo la Konfirmationcompie con i giovani, anche e soprattutto nel tempo libero, un'educazione religiosa ed offre liberamente la possibilità di lasciarsi "confermare". In questa parrocchia tutti i ragazzi della regione vengono invitati ad incontri di preghiera e musicali, vengono invitati a fare delle esperienze comunitarie nelle ferie (in campeggi). Insomma tutti i ragazzi vengono invitati a partecipare alle attività parrocchiali.  Credo che questa via sia possibile, ma presuppone il carisma personale di questo parroco e rimane per me la domanda seria aperta se in questo modo il carisma personale stesso non sottragga a priori la possibilità di una risposta libera dei giovani. Insomma se non sia una forma raffinata di proselitismo, che a differenza della "missione" non prende sul serio la libertà dell'uomo. 

Questo non significa che la Chiesa evangelica luterana nel suo insieme sia tentata dal proselitismo; piuttosto nella nostra regione è molto istituzionale e in questo senso "conservatrice", per così dire, ma nel contesto evangelico sorgono anche personalità che insistono molto sull'incontro diretto con Cristo, che danno una sensazione di grande vitalità, ma che dipendono sempre o da persone molto giovani, che in fondo annunciano la loro giovinezza, o da personalità carismatiche come il parroco di Elbingerode. Un lavoro missionario forse dovrebbe anche non polarizzare gli estremi, carisma ed istituzione, ma mettere l'uno e l'altra al servizio dell'annuncio di Cristo risorto, mendicante del "libero assenso dell'uomo". 



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COMMENTI
02/06/2016 - W il cattolicesimo, giusto ma come (Roberto Graziotto)

Sabato scorso abbiamo festeggiato nella scuola la Juventusfest 2016. I due commenti in calce all'articolo, sono della solita arroganza, di chi non capisce nulla di una situazione, ma deve sempre dire la "sua". Non fare domande, che sarebbe legittimo, ma sparare a zero contro gli altri. Con un po' più di umiltà si potrebbe ovviamente capire che un tale rito, nei Länder, che hanno fatto parte della Ddr, è necessario, se come missionario cattolico (il cardinal Ouellet stesso in una sua Email di qualche tempo fa mi ha incoraggiato nel mio essere missionario in terra tedesca), voglio prendere sul serio l'inculturazione nella regione in cui mi trovo ad agire, come hanno fatto i grandi missionari gesuiti, per esempio Matteo Ricci in Cina. Sono allo stesso tempo grato delle due critiche, perché mi spingono ad andare al fondo della mia missione ecclesiale nella diaspora dell'est della Germania. Racconto solo di un breve fatto di questo anno: nella mia breve introduzione alla festa ho detto grazie che una parte dei soldi raccolti andranno a favore del padre Ibrahim ad Aleppo. Ho raccontato un po' di ciò che egli fa nella città martoriata siriana. Questo e solo questo è un modo di dire "W il cattolicesimo", in modo ecumenico e rispettoso della libertà degli altri, adeguato alla regione in cui vivo. Come dice don Julián Carrón, non esiste annuncio cristiano che non prenda sul serio la libertà dell'altro.

 
20/10/2015 - W il cattolicesimo (claudia mazzola)

Io preferisco l'oktoberfest, non è propriamente una festa religiosa, un avvenimento sì però!

 
20/10/2015 - Forse meglio qualche buona festa laica (Giuseppe Crippa)

Riti religiosi non ecclesiali? No, grazie! Anche perché il Cristianesimo non è una religione ma un avvenimento e chi è davvero toccato da questo avvenimento esercita un’attrazione anche – anzi forse più – quando vive con il suo stile momenti del tutto laici rispetto a quando partecipa a riti teistici. Quindi pur apprezzando le buone intenzioni degli evangelici e dei cattolici tedeschi di cui ci racconta il prof. Graziotto queste iniziative non mi convincono … con l’eccezione – per ragioni di tifo – della Juventusfest!