BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SINODO SULLA FAMIGLIA/ Quando Dio "rimescola" le carte

Pubblicazione:venerdì 23 ottobre 2015

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Per chi non avesse capito che questo Sinodo si svolge cum Petro et sub Petro basta fare attenzione all'ultima mossa di Papa Francesco: ieri sera, prendendo la parola a sorpresa nell'aula del Sinodo, in apertura della sedicesima congregazione generale ha annunciato la creazione di un nuovo dicastero con competenza su laici, famiglia e vita. Un nuovo ministero ha detto qualcuno, che come raccomandato dal C9, il consiglio dei nove cardinali che coadiuva il pontefice nel governo della Chiesa, va verso una semplificazione della macchina curiale, nella prospettiva di riforma invocata da più parti, ma soprattutto rende più efficaci gli sforzi pastorali nel sostegno e la difesa dell'istituto familiare.

Solo poco prima, in un'intervista a TV2000, padre Antonio Spadaro aveva parlato della tendenza tutta francescana alle sorprese. "Diciamo che Francesco — aveva dichiarato il direttore di Civiltà Cattolica e padre sinodale — ha fondato il suo pontificato sul Dio delle sorprese, cioè sul fatto che Dio è imprevedibile". 

Il processo che sta per arrivare al suo climax in Vaticano non è politico ma spirituale, un processo che è guidato dallo Spirito Santo e su questo sembra che tutti i partecipanti al Sinodo, nonostante le diverse sensibilità, siano pervenuti ad una qualche certezza. Un grande esperienza di Chiesa che è alle battute finali, ma che non avrà una conclusione. Ancora una volta le parole di Spadaro sono illuminanti: "Abbiamo vissuto — ha dichiarato —  un'esperienza di grande internazionalità dove la cattolicità della Chiesa si è espressa ampiamente. Abbiamo compreso come è importante per la Chiesa parlare linguaggi diversi, affrontare sfide differenti ipotizzando soluzioni differenti". 

Ciò che emerge dal lavoro dei circoli minori e dai contributi alla Relatio finale è che il metodo collegiale funziona, portando persino i più scettici, vedi la lettera firmata dai 13, a comprendere che la ricchezza della diversità offre solo prospettive più ampie. Un processo che non finirà con questo Sinodo. A sostenerlo non solo Spadaro, ma anche un cardinale come Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, che ieri chiacchierando con i giornalisti ha fatto ben capire che nulla si può dire definitivamente chiuso, e che soprattutto il documento finale se "non conterrà tutte le risposte", sicuramente terrà conto di "tutte le domande". 

Insomma una chiesa che non ha paura di discutere, magari di ritrovarsi schierata su posizioni diverse, ma immancabilmente legata da una sinodalità reale ed esperienziale, in se stessa già valore. Persino sul punto più controverso, quello dell'accesso al sacramento della comunione per i divorziati-risposati, nonostante le pregiudiziali barricate della vigilia si registra un confronto proficuo sul piano pastorale. Il card. Gracias è stato chiarissimo nel raffreddare qualsiasi entusiasmo su possibili novità, ma quello che sembra certo è che la riflessione andrà avanti, senza chiusure. 


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
01/11/2015 - umiltà e verità (fabio sansonna)

Strano concetto di morale quello che leggo qui da parte dell'amico Bernieri: giudicare moralmente una persona che non si conosce solo sulla base di un elenco di dati storici che ha fornito.

 
28/10/2015 - Sapienza e semplicità (fabio sansonna)

La Sapienza è un dono dello Spirito Santo. La semplicità è una qualità umana...

 
27/10/2015 - risposta al sig Bernieri (fabio sansonna)

E lei cosa ne sa se io non sono distrutto e ferito? Vede che si permette di giudicare, lei non è umile è molto più presuntuoso di me.

 
26/10/2015 - grazie ricambio i complimenti (Pierfrancesco Bernieri)

La ringrazio per avermi dato del finto umile che rovina la Chiesa, lo terrò presente e lo dirò al mio parroco. Rimanga pure della sua opinione su di me ma si rilegga i suoi saccenti interventi uno dietro l'altro nello stesso giorno, li legga a distanza con umiltà e provi per un attimo, penso che le sia difficile, a sentirsi non tanto in sintonia con me, poi dopo questa sicuramente no, ma con in resto di chi non "mastica" come lei l'eloquenza e il parlare elevato che lei usa. E visto che cita Tracce le lascio come regalo questo articolo del mese di maggio 2014 che cita Don Giussani "Ci sono dei segni che ci dicono che siamo portati in braccio e stiamo procedendo nel giusto cammino. Uno di questi segni è l’umiltà. Quando l’incontro è reale, si è resi umili dalla cosa grande che uno ha incontrato. Non ci si inorgoglisce. L’essere attirati, e l’essere presi dal Signore e portati in braccio, per sua natura, non può mai degenerare in una pretesa di possesso, di predominio. Non si è mai padroni della parola, della promessa e della tenerezza di Dio. Anzi, si è resi umili quando si sperimenta la misericordia per i nostri peccati. Come diceva Giussani: «Cristo è venuto non per i giusti, ma per la gente che soffre di essere distrutta e ferita»

 
26/10/2015 - segue la risposta (fabio sansonna)

Ad esempio: non si può desiderare un corpo senza chiedersi se l'altro, a cui il corpo appartiene, è d'accordo. Per capire questo non c'è bisogno di essere teologi o aver studiato, basta essere uomini o donne. Se chi desidera rinuncia al suo desiderio solo unilaterale e fa un lavoro, arriva a cercare di voler capire se l'altro vuole concedersi o no, ad esempio un divorziato risposato che vuol fare la Comunione invece di brandire il suo desiderio uniterale punto e basta, ma, come dicono il Papa e il Sinodo, va da un sacerdote, si coinvolge con la vita ecclesiale, e inizia un cammino per capire se Cristo oggi si concederebbe a lui anche fisicamente, questo è già un gran passo avanti. Per capire questo non c'è bisogno di aver studiato, basta essere veri uomini e donne. Si legga la testimonianza di Gisele, donna inglese, sull'ultimo numero di Tracce. Lei non è una teologa. La sua finta umiltà non mi convince e penso che chi rovina la Chiesa sono i finti umili come lei.

 
26/10/2015 - alla sapienza preferisco semplicità del Papa (Pierfrancesco Bernieri)

Per forza di cose devo rispondere più che sull'articolo sulle diverse considerazioni di fabio sansonna. Mi inchino sinceramente alla sua cultura ma altrettanto sinceramente leggendola sono andato in confusione. Confusione che Papa Francesco mi pare ci stia aiutando a superare perchè noi comuni mortali ignoranti di teologia e di tutta la tradizione che ruota attorno ci fidiamo del nostro Papa che parla della famiglia. Questo Sinodo non doveva diventare una contrapposizione sulla comunione ai divorziati e le unioni gay come i media hanno tentato di far passare con la complicità di ambienti dentro e fuori Sinodo. Sinceramente sig. sansonna sono colpito dal suo approfondimento ma purtroppo per me io vivo su orizzonti più bassi e terra terra. Mi fido del Santo Padre perchè ne ho le ragioni. E' poco? Non è ragionevole? Lo chieda alle persone semplici.

 
23/10/2015 - Fare la Comunione è desiderare un Corpo (fabio sansonna)

La crisi della Chiesa prima che di fede e’ di ragione e di logica. Sulla Comunione ai divorziati risposati : il desiderio e’unilaterale e nessuno si chiede cosa direbbe l’Ostia di essere ricevuta da chi non puo’essere oggettivamente in grazia di Dio Tutti esaltano il desiderio unilaterale di chi “vuol fare la Comunione” cge significa che il desiderio e’da entrame le parti e non unilaterale. E l’Ostia ha gia’detto 2000 anni fa cosa ne pensa : perche’,dice il catechismo , l’Ostia e’lo stesso Cristo che visse in Palestina 2000 anni fa .Fare la Comunione significa ricevere il Corpo di Uno che si concede anche fisicamente. La logica stessa fa dire che una unione fisica deve essere voluta da entrambe le parti : se uno prova un desiderio sessuale peccaminoso guardando una bella donna che passa e’sufficiente il suo desiderio unilaterale per godere del corpo di quella donna ? No ! E se per fare un peccato mortale non basta il desiderio unilaterale, figuriamoci per godere del Corpo di Cristo !!! Uno puo’fare un complimento alla bella donna he passa se non ha altre chances e facilmente lei lo accettera’ ma donarsi fisicamente… Fare la Comunione Spirituale e’fare un complimento a Gesu’ e sicuramente questo Lui lo accetta ed e’ cio’ che e’concesso a chi non puo’goderne

 
23/10/2015 - I divorziati risposati nel Medioevo (fabio sansonna)

Anche nel Medioevo il divorziato risposato è considerato adultero impenitente e non può accedere alla Comunione : Règine Pernoud nel suo libro “La donna al tempo delle cattedrali” (BUR 1994, pag 16 ) documenta come Hugues de Braine ed il re di Francia Filippo I furono esplicitamente scomunicati in quanto divorziati risposati, ed evidentemente non potevano avere accesso al sacramento eucaristico. Come nella Chiesa Primitiva, i divorziati risposati erano considerati scomunicati, ecco perché ancor oggi non sono ammessi al sacramento dell'Eucarestia, come ogni scomunicato. Vogliamo cambiare? Va bene, ma non inventiamoci appigli alla Tradizione della Chiesa, perché non esistono.

 
23/10/2015 - Ortodossi e divorziati risposati (fabio sansonna)

Le usanze odierne degli ortodossi (la benedizione delle seconde unioni, che non equivale ad un sacramento, infatti la sposa non viene incoronata e non possono fare la Comunione) risalgono alla fine del primo-inizio del secondo millennio, e cioè al periodo in cui si preparava e infine si consumava il successivo scisma del 1054. Queste usanze sono state quindi introdotte ufficialmente solo dopo il distacco da Roma ( e anche questo è un dato molto significativo sulla attendibilità delle usanze!), infatti esse furono imposte dagli imperatori Bizantini, ma non furono un prodotto interno del cammino di fede della comunità cristiana orientale, ancorché scismatica ! Ed i Padri Orientali prima dello scisma hanno difeso a lungo il matrimonio cristiano dalle intromissioni degli imperatori, e ci sono riusciti, almeno fino a prima dello scisma. Tuttora per gli ortodossi l’unico vero sacramento rimane il primo matrimonio, le seconde unioni, anche se benedette, non sono considerate sacramenti, e neanche per i vedovi risposati! Le seconde nozze dei vedovi specie se uomini, nella Chiesa Primitiva non erano viste di buon occhio. La Chiesa Ortodossa ha conservato questa mentalità antica e basti dire che ancora oggi ai vedovi che si uniscono per la seconda volta dopo il loro primo matrimonio (primo e unico vero sacramento per gli ortodossi) è concesso solo lo stesso rito dei divorziati risposati.

 
23/10/2015 - Storia della Chiesa e divorziati risposati (fabio sansonna)

Tutto il discorso sui divorziati risposati attorno al Sinodo è stato pieno di menzogne, oltretutto adducendo dati storici falsi sulla Chiesa Primitiva come ha fatto il card Kasper, e come ha fatto un certo Cereti in un suo libro, sicuramente anche per colpa delle interpretazioni dei mass media, che hanno finito per oscurare la bellezza del matrimonio e forse anche Papa Francesco se ne è reso conto. Il tutto in nome di una misericordia dagli accenti discutibili, sentimentali, sempre con la solita infondata accusa alla Chiesa del passato che sarebbe stata poco misericordiosa. Insomma, la solita minestra riscaldata. La misericordia verso le singole persone non è mai mancata nella Chiesa, come tappa di un cammino si possono anche fare eccezioni, in modo discreto e personalizzato, purché sia chiaro a tutti qual è il cammino e la mèta a cui tendere, per tutti. Tutto ciò è mancato nel dibattito sul Sinodo. La misericordia infatti non può essere applicata a categorie di persone o situazioni, ma solo al singolo. Il dibattito sul Sinodo si è a volte ridotto ad una gazzarra fatta per imporre i diritti di categoria, non una richiesta di misericordia verso i singoli.

 
23/10/2015 - Tradizione e divorziati risposati (fabio sansonna)

Nella Chiesa Primitiva quando si parla di risposati, (e la vicenda dello scisma novaziano ne è un chiaro esempio), il conflitto riguardava unicamente i vedovi (specie uomini) risposati, perché i divorziati risposati non erano neanche considerati, cioè erano considerati adulteri permanenti, impenitenti, quindi nella stessa situazione degli scomunicati. Alcuni rigoristi volevano negare perfino le seconde nozze e la Comunione ai normali vedovi risposati (e in una mentalità del genere, nella Chiesa Primitiva, la Comunione ai divorziati risposati non trova nessuno spazio, al contrario di quanto sostiene il card Kasper !). Inoltre, alcuni come i novaziani, poi scomunicati, volevano negare la Comunione anche agli adulteri mentre facevano il loro cammino di penitenza dopo peccati di adulterio occasionali, concedendola loro solo a penitenza compiuta. Papa S. Callisto ha dovuto correggere questo rigorismo concedendo la Comunione agli adulteri penitenti, concedendola anche durante il loro cammino di penitenza e non solo alla fine di questo cammino (non certo ai divorziati risposati che rimanevano tali e cioè adulteri impenitenti e quindi erano considerati alla stregua di scomunicati).

 
23/10/2015 - Tradizione e divorziati risposati (fabio sansonna)

Quindi il card Kasper non può inventarsi cose che non esistono, almeno Lutero era più onesto, ha voluto cambiare le cose di testa sua, ma non ha invocato appigli alla Tradizione della Chiesa Primitiva, inventandosi cose e approfittando dell'ignoranza della gran parte dei cattolici... "Più che i nemici della Chiesa temo l'ignoranza dei cattolici" (Pio XII)

 
23/10/2015 - Mons Sarah sul Sinodo -parte II (fabio sansonna)

Ma il Signore non ha detto di colpevolizzare le pecore non smarrite, come se fossero la causa dello smarrimento di quella perduta. Come è vero quanto dice mons Sarah !!!!!

 
23/10/2015 - Mons Sarah sul Sinodo -parte I (fabio sansonna)

Dice mons Sarah sul Sinodo : "Il Signore ha senza dubbio detto, riguardo il pastore che ha perduto una pecora, che ha lasciato le altre novantanove che non si sono smarrite per andare in cerca dell’unica perduta. È per questo che la Relatio Synodi ha scelto di sorvolare un po’ troppo rapidamente sulle famiglie che si sforzano di vivere fedelmente al Vangelo, in casi in modo eroico, per insistere sui casi di famiglie ferite? Ma il Signore non ha detto di colpevolizzare le pecore non smarrite, come se fossero la causa dello smarrimento di quella perduta. E neanche ha chiesto di opprimerle; al contrario, rimprovera ai pastori il maltrattamento inflitto alle pecore forti: «Ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge» (Ez 34, 3). Come le hanno sgozzate? Dando loro un cattivo esempio, dice sant’Agostino, scandalizzandole potremmo aggiungere, con questa pressione che vorrebbe obbligarle a riconoscere valori positivi nelle situazioni contrarie al Vangelo. Per questi pastori, dice sant’Agostino, le sue pecore sono morte e se vivono ancora, è grazie a Gesù Cristo: «Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno»; poiché quello che dicono, lo dicono in nome di Gesù, ma quello che fanno, lo fanno in loro nome. Ma se quello che dicono è contrario a quello che dice il Signore, che tragedia!