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Cronaca

CORRUZIONE/ Per essere davvero "onesti" non bastano le leggi

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Non è sufficiente, pare dire Dante insieme a molti altri cristiani, bearsi dell’attrattiva che il Signore esercita sulla vita cosciente dell’uomo. Essa è potente, ma può venire confusa con una emozione che svanisce, anche se poi riaccade più volte. Occorre ben altro. Forse l’esercizio della memoria che tenga “gli occhi fissi su Gesù, autore e perfezionatore della fede”. Forse qualcosa di cui poco si parla, perché sembra contraddire la libertà: l’impegno morale necessario per seguire le orme di Cristo. Eppure egli stesso lo chiede più volte nel Vangelo. Dopo aver salvato dalla lapidazione la donna adultera, la congeda con una parola molto chiara: “Va’ e d’ora in poi non peccare più”. E nel discorso della montagna ammonisce: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. Si può discettare e interpretare, ma le parole alla lettera suonano così.

La moralità richiede il rispetto dei valori umani che la società elabora e riconosce, a prescindere dal fatto che siano disattesi da chi è più furbo o più potente. “Nulla di umano è estraneo a me”, diceva Terenzio; tanto meno lo sforzo presente in ogni gruppo organizzato per rendere possibile la vita comune e che il diritto romano ha scolpito nella formula: “Dove vi è società, lì è legge, affinché i cittadini non corrano alle armi”.

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