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SINODO DELLA FAMIGLIA / Diretta, approvato il Documento finale: passa con un voto il sì ai divorziati (oggi, 24 ottobre 2015)

Al voto dei vescovi il documento finale stilato dai partecipanti al sinodo delle famiglie poi il papa leggerà la sua conclusioen finale, ecco le anticipazioni sul testo

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Approvato il documento finale del sinodo, la relatio finalis, sulla famiglia. Ha votato sì al documento i due terzi dei padri sinodali, con il raggiungimento del quorum su tutti i punti della relazione. Una maggioranza maggiore rispetto a quella che si era avuta lo scorso anno al primo sinodo sulla famiglia. Il punto più dibattuto, quello relativo alla possibilità di comunione ai divorziati risposati è passato per un solo voto di maggioranza, il che significa un sinodo spaccato esattamente in due ("I battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo"). Hanno votato sì a questo punto 178 su 256, con un quorum richiesto di 177. Contrari 80, astenuti sette. Dunque, analizzando caso per caso, il sacerdote potrà decidere se dare o meno la comunione ai divorziati risposati. Adesso papa Francesco dovrà esprimersi a sua volta sul documento.

A lavori conclusi, a parte ovviamente la votazione finale che sarà su ogni singolo punto previsto, il papa ha voluto fare un regalo a ciascuno dei partecipanti al sinodo. Una riproduzione della sacra famiglia, una medaglia fatta apposta per i 50 anni del sinodo e il libro Il profumo del pastore scritto dal gesuita argentino Diego Fares. Il cardinale Schoenborn nelle sue dichiarazioni rilasciate in giornata, aveva anche toccato l'argomento dell'omosessualità: "Questo è un documento di consenso, ad esempio sull'omosessualità troverete solo le indicazioni per aiutare le famiglie cristiane che al loro interno abbiano una persona omosessuale". Ha poi precisato che per tutto il resto vale il catechismo, con la definizione di famiglia fondata su uomo e donna e l'imperativo di rispettare comunque ogni persona.

Sempre a proposito del punto relativo alla comunione ai divorziati il cardinale Schoenborn ha dichiarato  che "Il punto più importante non sarà un si o un no: posta così sarebbe una falsa questione perché le situazioni sono diverse. Si tratterà di discernere le situazioni e accompagnarle secondo le esigenze. Il documento finale, dunque, darà criteri non solo per l’accesso a sacramenti ma soprattutto per accompagnamento le situazioni irregolari" aggiungendo che "non c’è il bianco e il nero, e quindi non basta un semplice sì o no. C’è invece un obbligo, per amore della verità, di esercitare un discernimento tre le situazioni diverse".

Il documento tanto atteso è al vaglio del voto dei 270 padri sinodali dopo due settimane di intenso lavoro, polemiche e speculazioni. In tutto 94 paragrafi tra cui quello che ha destato forse il maggior interesse, la comunione ai divorziati. Secondo le indiscrezioni che stanno circolando verrebbe lasciata discrezione al singolo sacerdote di decidere caso per caso dopo la confessione se concedere la facoltà al divorziato risposato  se poter fare la comunione. Per quanto riguarda l'altro argomento di punta, l'omosessualità, si legge che i padri sinodali "troveranno solo le indicazioni per aiutare le famiglie cristiane che al loro interno abbiano una persona omosessuale". Tutti punti che appunto saranno votati e potrebbero essere bocciati. Dunque nessuna apertura ai matrimoni gay come qualcuno diceva. Il cardinale Erido, secondo quanto detto da padre Lombardi ai giornalisti, ha così definito il documento: "E' stato presentato all'assemblea come un testo su cui tutti erano d'accordo, senza riserve, questo è un messaggio molto significativo". Per quanto riguarda la comunione ai divorziati invece, "La definizione 'divorziati risposati' è troppo univoca, perché le situazione sono talmente diverse che dobbiamo guardare da vicino, discernere e accompagnare le situazioni. Il documento finale dà i criteri non solo per l'accesso ai sacramenti ma anche per le situazioni che il catechismo della Chiesa cattolica chiama 'irregolari'".

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COMMENTI
24/10/2015 - I fatti restano (fabio sansonna)

Così recita il Concilio di Nicea, Canone 8, DH 127: “E’ necessario però, prima di tutto, che essi [i catari] promettano per iscritto di rimanere in comunione con chi si è sposato due volte e con chi è venuto meno durante la persecuzione…”. “Recentemente è stato affermato che il Primo Concilio di Nicea (325) abbia decretato l’ammissione dei divorziati risposati alla Comunione. Tale affermazione costituisce un’errata lettura del Concilio e travisa lecontroversie sul matrimonio del II e del III secolo. Diverse sette rigoriste ed eretiche del II secolo hanno addirittura proibito il matrimonio a priori, contraddicendo l’insegnamento di Cristo (e quello di S. Paolo). Altre, nei secoli II e III, in particolare i catari (novazianisti), hanno invece proibito un “secondo matrimonio” dopo la morte del coniuge. Il Canone 8 di Nicea risponde precisamente all’errore dei catari riguardo al “secondo matrimonio”, comunemente inteso come dopo la morte di un coniuge. S. Epifanio di Salamina (m. 403), scrivendo contro i novazianisti, afferma che solo per il clero non è possibile un nuovo matrimonio dopo la morte del coniuge, mentre al contrario per i laici lo è. Ciò è confermato dall’interpretazione bizantina di un canone del IV secolo sul “secondo matrimonio” e la ricezione della Comunione applicato specificamente a giovani vedovi e vedove i quali, indotti da “l’impellenza dello spirito della carne”, si risposano dopo la morte di un coniuge.