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Cronaca

SINODO SULLA FAMIGLIA/ Papa: il testo integrale del discorso conclusivo di Francesco

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L’esperienza del Sinodo ci ha fatto anche capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito; non le idee ma l’uomo; non le formule ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono. Ciò non significa in alcun modo diminuire l’importanza delle formule, delle leggi e dei comandamenti divini, ma esaltare la grandezza del vero Dio, che non ci tratta secondo i nostri meriti e nemmeno secondo le nostre opere, ma unicamente secondo la generosità illimitata della sua Misericordia (cfr Rm 3,21-30; Sal 129; Lc 11,37-54). Significa superare le costanti tentazioni del fratello maggiore (cfr Lc 15,25-32) e degli operai gelosi (cfr Mt 20,1-16). Anzi significa valorizzare di più le leggi e i comandamenti creati per l’uomo e non viceversa (cfr Mc 2,27).

 

In questo senso il doveroso pentimento, le opere e gli sforzi umani assumono un significato più profondo, non come prezzo dell’inacquistabile Salvezza, compiuta da Cristo gratuitamente sulla Croce, ma come risposta a Colui che ci ha amato per primo e ci ha salvato a prezzo del suo sangue innocente, mentre eravamo ancora peccatori (cfr Rm 5,6).

 

Il primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne o anatemi, ma è quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore (cfr Gv 12,44-50).

 

Il beato Paolo VI, con parole stupende, diceva: «Possiamo quindi pensare che ogni nostro peccato o fuga da Dio accende in Lui una fiamma di più intenso amore, un desiderio di riaverci e reinserirci nel suo piano di salvezza [...]. Dio, in Cristo, si rivela infinitamente buono [...]. Dio è buono. E non soltanto in sé stesso; Dio è – diciamolo piangendo – buono per noi. Egli ci ama, cerca, pensa, conosce, ispira ed aspetta: Egli sarà – se così può dirsi – felice il giorno in cui noi ci volgiamo indietro e diciamo: Signore, nella tua bontà, perdonami. Ecco, dunque, il nostro pentimento diventare la gioia di Dio».

 

Anche san Giovanni Paolo II affermava che «la Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia […] e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore, di cui essa è depositaria e dispensatrice».
Anche Papa Benedetto XVI disse: «La misericordia è in realtà il nucleo centrale del messaggio evangelico, è il nome stesso di Dio [...] Tutto ciò che la Chiesa dice e compie, manifesta la misericordia che Dio nutre per l’uomo. Quando la Chiesa deve richiamare una verità misconosciuta, o un bene tradito, lo fa sempre spinta dall’amore misericordioso, perché gli uomini abbiano vita e l’abbiano in abbondanza (cfr Gv 10,10)».

Sotto questa luce e grazie a questo tempo di grazia che la Chiesa ha vissuto, parlando e discutendo della famiglia, ci sentiamo arricchiti a vicenda; e tanti di noi hanno sperimentato l’azione dello Spirito Santo, che è il vero protagonista e artefice del Sinodo. Per tutti noi la parola “famiglia” non suona più come prima, al punto che in essa troviamo già il riassunto della sua vocazione e il significato di tutto il cammino sinodale.

 

In realtà, per la Chiesa concludere il Sinodo significa tornare a “camminare insieme” realmente per portare in ogni parte del mondo, in ogni Diocesi, in ogni comunità e in ogni situazione la luce  la luce del Vangelo, l’abbraccio della Chiesa e il sostegno della misericordia di Dio!
Grazie!

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COMMENTI
24/10/2015 - Non si sentano scomunicati... (fabio sansonna)

Il Papa ha detto che i divorziati risposati non devono sentirsi scomunicati... excusatio non petita... ma vuol dire che in qualche modo lo sono... la misericordia verso di loro va bene, ma storicamente mons. Cereti e il card. Kasper si sono inventati cose false per pilotare il Sinodo: nella Chiesa Primitiva e nel Medioevo i divorziati risposati erano veramente, di fatto considerati scomunicati, anzi nel Medioevo erano esplicitamente scomunicati e da questo viene il loro non accedere alla Comunione, come tutti gli scomunicati, del resto! Comunque la relatio finale riesce in qualche modo a tenere insieme varie cose, con il solito inconveniente che le Agenzie hanno già dato una versione superficiale e lassista dei risultati dopo la votazione finale.

 
24/10/2015 - Io non farei comunque la Comunione (fabio sansonna)

Io personalmente se fossi divorziato risposato mi rifiuterei di fare la Comunione anche se il Papa in persona me lo concedesse. C'è una bellissima testimonianza di una signora inglese, Gisele, sull'ultimo numero di Tracce. Fare la Comunione in in una situazione che non è evangelica è illusorio, è un fake,una presa in giro, come quando si prende un bambino e lo si mette al volante dell'auto e gli si fa fare brum brum per illuderlo che è lui a guidare...non è la situazione vera, è un'illusione...è meglio aspettare la situazione vera e fare la Comunione con significato pieno... I divorziati risposati dovrebbero capire da soli, come Gisele, che non è un bene per loro forzare le cose...Il Papa ha ragione a porre le questioni e cercare di aprirsi, ma la realtà non può forzarla neanche lui...e in questa sua pretesa di forzare la realtà a volte è irritante , soprattutto quando non gli basta fare il misericordioso , ma deve sempre puntare il dito su presunti farisei e fratelli maggiori....( e da questo si capisce che sta forzando la realtà) ...che palle !!!! Gli 80 che hanno votato contro al Sinodo sono farisei e fratelli maggiori ? Allora è lui a giudicare ....lì non vale "chi sono io per giudicare ?"