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SINODO SULLA FAMIGLIA/ Documento finale, i tre punti fermi della Chiesa

La consegna al Papa delle 94 proposizioni, votate tutte a maggioranza assoluta dai 2/3 dei presenti, chiude la parte centrale del Sinodo dei vescovi dedicato alla famiglia. FEDERICO PICHETTO

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

La consegna al Santo Padre delle 94 proposizioni, votate tutte a maggioranza assoluta dai due terzi dei presenti, chiude la parte centrale del Sinodo dei vescovi dedicato alla famiglia. Adesso spetterà al Papa decidere sul da farsi e, c'è da aspettarselo, partiranno fin da subito le dietrologie e i commenti su un evento che alcuni definiscono "teleguidato" o catastrofico" per la dottrina della Chiesa. In realtà, ad una lettura attenta delle proposizioni, emergono almeno tre sottolineature che non possono essere né accusate di eresia, né essere suscettibili di polemiche. 

La prima sottolineatura è che il Sinodo si è davvero occupato di famiglia e si è domandato se la famiglia avesse ancora un senso nel XXI secolo. La risposta è stata affermativa e ha guardato alla famiglia con verità: la famiglia non è un luogo ideale e idealizzato, bensì un luogo reale di crescita dell'Io. A questo luogo reale nulla può essere equiparato o paragonato perché nulla può sostituirlo. Essa non è una convenzione culturale, ma qualcosa che ha a che fare con le esigenze ultime dell'Io: non c'è un cuore che non abbia bisogno di famiglia e ogni cuore cerca di costruire una famiglia.

Frattanto, c'è una seconda sottolineatura che le proposizioni offrono con forza e che non possiamo eludere: alcuni falliscono nel loro tentativo di costruzione familiare e questo fallimento non può essere derubricato a notizia o a storiella da pomeriggio televisivo, ma necessita di essere affrontato nella sua verità. E qui emerge la terza sottolineatura del documento finale: la Chiesa può, la Chiesa deve, accompagnare le persone in un cammino di consapevolezza al punto tale che la questione urgente non è tanto determinare che cosa sia meglio fare, bensì che cosa è realmente successo nella vita di ciascuno dei due. Dal Sinodo molti si aspettavano "spinte all'azione", sono invece giunte "spinte alla consapevolezza, al discernimento" per collocare — nel tempo — le proprie domande e il proprio vissuto. Non si comprende davvero una storia se non nel contesto in cui è maturata e avvenuta. Non si capisce bene che cosa fare se non si comprende adeguatamente che cosa è successo, quale sia — in definitiva — la realtà. 

Il Sinodo dei vescovi spinge oggi gli uomini e le donne a guardare in faccia la realtà e a chiamarla con un nome nuovo, un nome che abbia senso nella vita di ciascuno. Esso non dice che tutto va bene, che la morale cambia nel tempo e nello spazio o nelle diverse situazioni della vita, bensì che ci sono circostanze che attenuano o quasi annullano le nostre responsabilità soggettive e che necessitano di essere confrontate e guardate con un ministro di Dio capace di dialogare con franchezza e umiltà attorno a vicende delicate e discrete che attendono solo un po' di luce e un po' di senso. 


COMMENTI
31/10/2015 - mass media e Sinodo (fabio sansonna)

Tra l'altro invece i giornali esteri criticano il Papa per non aver dato spazio ai divorziati risposati... Paese che vai...giornalisti che trovi...

 
26/10/2015 - i mass media e il Sinodo (fabio sansonna)

Ho fatto da tempo un proposito e quando manco vado a confessarmi: non leggere più nulla che riguardi il Sinodo sui giornali, ma solo e direttamente i documenti ufficiali della Chiesa. Basti pensare che il Papa non ha ancora reso note le sue conclusioni, invece certi quotidiani hanno già rese note le loro, e distorte rispetto a quanto il Sinodo ha detto finora. Basti pensare che all'art 84 si parla genericamente dei divorziati risposati e non si accenna neanche al problema della Comunione. Il Papa deve ancora fornire le sue conclusioni e i giornali hanno già titolato che il Papa apre alla Comunione ai divorziati. Questo è un "trompe l'oeil", nel senso che la Comunione ai divorziati non risposati o non conviventi è ammessa da sempre, ma è chiaro che in questo contesto la frase verrebbe interpretata dalla maggioranza della gente in un altro senso, in un senso su cui né il Sinodo né il Papa si sono pronunciati. Bene fa don F. Piochetto a richiamare alla prudenza...e all'impegno di leggere prima di scrivere...

 
25/10/2015 - ah ma allora il problema è di comunicazione! (Alberto Pennati)

Caro signor Pichetto, non se abbia una famiglia, ma ha idea quanto tempo richiede viverla quotidianamente? Mi dispiace, ma non trovo il tempo per sedermi comodamente in poltrona e concedermi il lusso per leggere ed approfondire accuratamente quanto da lei lamentato (solo per scrivere queste due righe ho impiegato più di un'ora, con mio figlio che mi ha piacevolmente interrotto 4/5 volte. Però certi discorsi, molto più rapidi ed impatto immediato, li sento (sia ieri, sia a oggi a mezzogiorno). Allora che cominci dal pulpito il vescovo di Roma a dare risalto alle 89 proposizioni che, secondo quanto lei afferma, danno risposte ai problemi da me sollevati. Invece mi pare che come primo effetto sia stato quello di parlare degli altri 5... Ma si sa, sono quelli che il mondo moderno, con il martellamento quotidiano, apprezza e parecchio.

 
25/10/2015 - Dopo il cattocomunismo il cattorelativismo (Alberto Pennati)

Sono papà di una famiglia normale, naturale, cattolica (la definizione corretta bergogliana è tradizionale). Quindi una famiglia che non fa notizia. Mi sarei aspettato da questo sinodo parole di aiuto su come affrontare i problemi reali che la mia, come tantissime altre famiglie, incontrano: la “stranezza” di avere una mamma ed un papà (e non tre o quattro adulti che si “passano il testimone”), la differenza di essere un maschio ed una femmina (che non richiedono “un’accettazione” ma che sono un aspetto naturale della vita) che si completano reciprocamente (a cui persone dello stesso sesso non potranno mai aspirare) e che lo vivono con serenità e gioia (senza per questo ricercare un “cambiamento” del proprio genere); od anche cosa rispondere ad un bambino che, dopo aver frequentato una certa scuola al sabato, ritorna il lunedì e parla di magie, diavoli e di bambini cristiani che, solo per il fatto di esserlo, saranno un domani uccisi anche qui, in Italia. Problemi che si presentano anche sin dalle elementari. Ma tutto questo non fa notizia: la chiesa deve guardare avanti e dare risposte a modelli incarnatisi nel mondo contemporaneo. S. Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI fanno parte del passato, di quelli che si guardano indietro. Io di questo futuro non so che farmene.

RISPOSTA:

Gentile signor Pennati, ben 89 proposizioni parlano degli argomenti da lei citati e molto diffusamente. Ora, io capisco che leggere le note a piè di pagina sia complesso, ma quando una relazione finale di 94 punti parla per ben 89 di certi argomenti e per 5 si ferma a riflettere sul resto... Beh... Viene il dubbio che chi commenta non abbia letto affatto il documento... FP

 
25/10/2015 - Cosa è accaduto quando abbiamo detto “sì”? (Giuseppe Crippa)

Leggendo l’articolo trovo, ed apprezzo, lo sforzo di evitare ogni critica ai vescovi che, in misura comunque non irrilevante, non hanno votato a favore di certe proposizioni sinodali e conseguentemente ai fedeli che avrebbero fatto lo stesso se si fossero trovati al loro posto. Non altrettanto sforzo, purtroppo, ho ritrovato nel discorso di Papa Francesco a chiusura del Sinodo, ma forse mi sbaglio. Spero di leggere presto anche qui commenti che mi chiariscano le idee.