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CARNI CANCEROGENE/ Questa volta la bolla mediatica è più pericolosa del tumore

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Heidi Klum nello spot per la catena Usa di fast food "Carls Jr and Hardees" (2013)  Heidi Klum nello spot per la catena Usa di fast food "Carls Jr and Hardees" (2013)

Un nodo importante della vicenda, che ha largamente contribuito alla reazione mediatica alla notizia, è il fatto che il consumo di carni rosse sia stato equiparato a prodotti notoriamente cancerogeni quali il fumo e il benzene. Tale raggruppamento, tuttavia, è solo dovuto al livello di certezza scientifica a supporto degli effetti nocivi dei prodotti, e non implica che tali effetti abbiano la stessa entità.

Per spiegare questo aspetto, gli esperti dello IARC citano una recente relazione del "Global Burden of Disease", che si occupa di quantificare, a livello mondiale, il numero di morti attribuibili a diversi fattori di rischio. Nel 2013, se un milione di morti sono state attribuite al fumo, 600.000 al consumo elevato di alcolici, e 200.000 a fattori legati all'inquinamento, il numero di morti attribuite all'alto consumo di carni lavorate era di 34.000. Certamente la relazione del gruppo di lavoro dello IARC mette in luce importanti aspetti legati al consumo di carni rosse spesso trascurati nelle raccomandazioni nutrizionali. E' evidente, tuttavia, che a differenza di ciò che molti titoli di giornale ci hanno fatto pensare in questi giorni, siamo ancora ben lontani dal poter dire una parola conclusiva riguardo agli effetti di una dieta ricca di carni rosse. Le stesse conclusioni della relazione dello IARC sono molto caute, e si limitano a raccomandare un moderato consumo di carni rosse evitando, se possibile, il consumo di carni lavorate.



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