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NOZZE GAY/ L'Europa, se c'è, non c'entra

Pubblicazione:giovedì 29 ottobre 2015

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Le recentissime decisioni del Consiglio di Stato in tema di trascrizione nei registri dello stato civile italiano di matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero hanno suscitato vivaci reazioni.

In numerosi commenti a tali sentenze è dato per presupposto che le pronunce del Consiglio di Stato abbiano riconosciuto l'illegittimità degli atti di trascrizione dei matrimoni omosessuali, con ciò sovvertendo le decisioni del Tar Lazio, che avrebbe a suo tempo espresso un giudizio diametralmente opposto.

Andando ad analizzare le sentenze in questione, si può verificare come in realtà il Tar Lazio ed il Consiglio di Stato siano concordi nell'affermare che i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all'estero oggi non possono essere legittimamente trascritti in Italia.

Il punto sul quale divergono le interpretazioni del Tar Lazio e del Consiglio di Stato è che il primo ha ritenuto che i prefetti non abbiano il potere di annullare le trascrizioni di tali matrimoni nei registri dello stato civile, potere che viceversa è stato ora riconosciuto ai prefetti dal Consiglio di Stato. 

All'origine del contenzioso vi era la decisione di alcuni sindaci di procedere alla trascrizione di matrimoni omosessuali celebrati all'estero, cui aveva fatto seguito una circolare del ministro Alfano che, in considerazione dell'affermata inidoneità di tali atti di matrimonio a produrre qualsiasi effetto giuridico nell'ordinamento italiano, aveva indicato ai prefetti la necessità di procedere all'annullamento degli atti con i quali si era provveduto alla trascrizione dei matrimoni stessi.

I giudizi ora conclusi con le decisioni del Consiglio di Stato avevano appunto ad oggetto l'impugnazione degli atti prefettizi di annullamento delle trascrizioni di matrimoni omosessuali contratti all'estero.  

Nell'ambito di tali giudizi il Tar Lazio aveva affermato che, ai sensi del codice civile, la diversità di sesso dei nubendi costituisce un requisito sostanziale necessario affinché il matrimonio produca effetti giuridici nell'ordinamento interno. Lo stesso Tribunale aveva altresì rilevato come la normativa nazionale che non consente la celebrazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e la sua trascrizione nei registri dello stato civile debba considerarsi costituzionalmente legittima.

In proposito il Tar Lazio aveva richiamato un precedente della Corte costituzionale nel quale era stato precisato che la nozione di matrimonio tutelata dall'articolo 29 della Costituzione italiana "è quella stessa definita dal codice civile del 1942 che stabiliva e tuttora stabilisce che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso".

Ancora, il Tar si era espresso nel senso della piena compatibilità della disciplina italiana oggi vigente con la normativa europea, atteso che quest'ultima rimette ai legislatori nazionali di ciascuno Stato aderente "la decisione di permettere o meno il matrimonio omosessuale e la conseguente decisione in merito alla trascrivibilità o meno dello stesso".

Sulla scorta di questi principi, il Tar Lazio aveva concluso nel senso che le coppie omosessuali non vantano in Italia né un diritto a contrarre matrimonio, né la pretesa alla trascrizione di unioni celebrate all'estero.


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