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Cronaca

SINODO SULLA FAMIGLIA/ Cosa vede il papa quando un uomo sbaglia?

Dopo il caso Charamsa, dopo il gran rumore di questi mesi, settimane, giorni, ieri è arrivata la Messa del Papa ad apertura dell'ultima sessione del Sinodo. MAURO LEONARDI

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Dopo il gran rumore di questi mesi, settimane, giorni, dopo le brutte dichiarazioni, risposte e controrisposte, ieri è arrivata la Messa del Papa ad apertura del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Una Messa che fa quello che fa ogni Messa, ogni mensa: riunisce i figli intorno al Padre, nella casa del Padre. Li riunisce in unità. Tutti. E l'omelia del Papa, anche se parla di tante cose, parla solo di questo: o siamo tutti nella casa del Padre o non è Chiesa. Se ne manca uno, fosse anche il più ferito, manca tutto. Guardo il Papa e mi dico: deve essere meraviglioso avere una fede così, come lui, il Papa, intendo. Un padre che pensa a me e dice: se non ci sei tu, se di noi ne manca solo uno, non va bene, anzi va malissimo.

Mi piacciono i pensieri del Papa e mi piacciono le parole del Papa. Proprio le singole parole. Per esempio: "L'amore duraturo, fedele, coscienzioso, stabile, fertile è sempre più deriso e guardato come se fosse roba dell'antichità. Sembrerebbe che le società più avanzate siano proprio quelle che hanno la percentuale più bassa di natalità e la percentuale più alta di aborto, di divorzio, di suicidi e di inquinamento ambientale e sociale".

Dopo tanto rumore il Papa porta parole che fanno silenzio e danno pace.

Non va mai contro: solo a favore, solo unità, solo ponti. La ridice quella parola, "ponte", la parola che fa tanto "pontefice". Non lo fa per una tecnica di marketing, come quando si dice che il messaggio va ribadito, perché il Papa non vuole venderci nulla, solo farci sentire che in Chiesa siamo a casa nostra e siamo più che benvenuti: siamo attesi.

Il Papa se vede un uomo che sbaglia non vede lo sbaglio ma vede l'uomo. Ferito. Gli interessa il male che gli fa, il dolore che fa e gli fa, che subisce, che nasce. "La Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella carità che non punta il dito per giudicare gli altri, ma — fedele alla sua natura di  madre — si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l'olio dell'accoglienza e della misericordia". Non parla contro il male con uno scontro diretto ma a favore del bene con un soccorso diretto. Come una madre che soccorre un figlio: che è successo? Dove ti fa male? Vieni qui. Fammi vedere. Queste sono le prime parole. Poi, molto dopo, chiede perché, come hai potuto. E forse, spesso, non ce ne sarà più bisogno a volte, perché l'amore, quando passa, ripara e fa risorgere. Spesso non punisce perché il male "fa male": il suo stesso dolore è la sua punizione.