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CHIESA OCCUPATA/ Se gli operai preferiscono la comunione al "pugno" chiuso

A Taranto una delegazione di operai della Taranto Isolaverde in lotta per il posto di lavoro sceglie la strategia dell'occupazione. Non della fabbrica, ma della chiesa. MAURIZIO VITALI

Gli operai di Taranto (Immagine dal web) Gli operai di Taranto (Immagine dal web)

Succede a Taranto. Una delegazione di massa di operai in lotta per il posto di lavoro sceglie la strategia dell'occupazione. Non però l'occupazione delle fabbriche, come accadeva nel terribile '21 del secolo scorso a partire dalla Torino di Gramsci, col risultato di scatenare la reazione e aprire la via di Roma a Mussolini. Tant'è che a rimpiangere i bei tempi di quel disastro c'è rimasto solo il Landini della Fiom. Nemmeno occupazione, che so?, di una casa popolare, né della sede di un'istituzione politica, né di un ufficio del vice-maresciallo della finanza. Occupazione de che, allora? Della canonica. Questi qui di Taranto si sono asserragliati in casa del prete. Oddio, occupazione per modo di dire. Più esatto il termine "sistemazione". Cercavano una location, il prete gli ha detto: prego, si accomodino, ho giusto libera la cappella annessa ai locali della parrocchia; certo le panche di legno non sono il massimo per il riposo del guerriero-operaio, ma ho buone entrature alla Permaflex, insomma ai materassi ci penso io.

E' una storia che, raccontata così, può far sorridere. Ma pensate la differenza con la storia dei due mega-manager Air-France che cercano salvezza da una ciurma di lavoratori dei cieli scalando affannosamente la rete di recinzione, sbrindellati e seminudi come due vu' cumprà coi pantaloni firmati. Tutta un'altra cosa.

I problemi all'origine delle due vicende sono assai simili: centinaia, migliaia di lavoratori a casa, e centinaia, migliaia di famiglie alla fame. A Taranto (come non fosse già abbastanza strapazzata dalla vicenda giudiziaria dell'Ilva) rischiano il lastrico salvo un miracolo 230 operai della Taranto Isolaverde (gestione servizi ambientali, rifiuti compresi), società in house della Provincia, messa in liquidazione, come è prevedibile che accada per un'azienda posseduta da un ente in abolizione. In Francia i dipendenti della compagnia di bandiera che rischiano la ghirba sono 2900, più di dieci volte i nostri pugliesi: volete mettere la grandeur?

Lasciamo perdere l'Oltralpe. I duecento e passa della Taranto Isolaverde hanno trovato casa in chiesa. Il parroco, don Marco Gerardo, li ha accolti e gli rimbocca le coperte mentre loro attendono che le istituzioni facciano il miracolo, la Regione post-Vendola di Emiliano tiri fuori i soldi e le altre facciano la loro parte. Del resto a indurre le istituzioni, un po' distratte, ad aprire il file Isolaverde, è stato l'arcivescovo Filippo Santoro, che ha promosso e ottenuto un apposito vertice in Prefettura. Don Marco di rapporti con l'arcivescovo se ne intende: ha cariche importanti nella diocesi e vanta nel suo curriculum anni di lavoro come segretario particolare del precedente porporato, il quale, per non farsi mancare nulla, aveva per cognome Papa.


COMMENTI
07/10/2015 - Signore pensaci Tu (claudia mazzola)

Quale modo migliore per attirare l'attenzione del Signore. Grandi!