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BIMBI SCHIAVI DELL'ISIS/ Noi (forse) siamo diversi, ma sappiamo perché?

Pubblicazione:martedì 10 novembre 2015

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A noi pare scontato, ma dire «lasciate che i bambini vengano a me» (Mt 19, 4) è una rivoluzione. Come tutte le rivoluzioni portate da Gesù corrisponde alla natura delle cose, a quel che gli esseri umani sono per davvero; ma come tutte le rivoluzioni portate da Gesù, fa una fatica terribile a farsi strada nei cuori umani segnati dal peccato originale, e anche nell'occidente cristiano ha dovuto lottare sempre con l'inclinazione naturale a trattare i piccoli come oggetti. E, come tutte le rivoluzioni portate da Gesù, può scadere nella sua caricatura, l'idolatria dei bambini che devasta l'occidente post cristiano di oggi e ne fa dei soprammobili imbelli da mettere al riparo dalla vita e da esibire come trofei della nostra modernità pedagogica.

Che cosa c'entra tutto questo con la terribile vicenda del piccolo Dakhil e dei duemila piccoli yazidi ancora prigionieri dell'Isis e allevati come kamikaze e delle duemila piccole yazide prigioniere dell'Isis e usate come schiave sessuali?

C'entra perché ci ricorda che quelli dell'Isis non sono semplicemente, come ci piacerebbe credere, dei "cattivi", e noi siamo i "buoni". Quelli dell'Isis sono come saremmo tutti noi umani se non ci fosse stato, duemila anni fa, un Uomo che ha detto «lasciate che i piccoli vengano a me». E ci ricorda che non abbiamo scampo: o seguiamo quell'Uomo, e salviamo l'umanità (uso questa parola non nel senso quantitativo, collettivo, di "tutti gli uomini", ma nel senso qualitativo, essenziale, di "ciò che ci rende umani") in noi e, se Dio vuole, negli altri; o gli voltiamo le spalle, e allora la disumanità, inevitabilmente, prende il sopravvento. In noi, prima che negli altri.



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COMMENTI
10/11/2015 - Giustizia x i bimbi schiavi (claudia mazzola)

"Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare".