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BIMBI SCHIAVI DELL'ISIS/ Noi (forse) siamo diversi, ma sappiamo perché?

Dakhil è un bambino yazida, e ha passato l'ultimo dei suoi dieci anni di vita in una scuola dell'Isis, dove veniva sistematicamente picchiato, addestrato e indottrinato. ROBERTO PERSICO

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Dakhil ha dieci anni. Dakhil è un bambino yazida, e ha passato l'ultimo dei suoi dieci anni di vita in una scuola dell'Isis, dove veniva sistematicamente picchiato, addestrato all'uso delle armi e indottrinato: diventerete dei kamikaze, dicevano a lui ai suoi compagni, andrete a uccidere gli infedeli e morirete per la gloria di Allah.

Ci fa rabbrividire. Ma a Sparta i bambini a sette anni venivano spediti a sopravvivere nei boschi, per mangiare dovevano rubare e se si facevano scoprire venivano bastonati. A Roma il pater familias aveva sui figli diritto di vita e di morte, se alla nascita gli piacevano venivano accettati, altrimenti venivano abbandonati fuori dalla porta di casa, potevano finire sbranati da un cane randagio o raccolti da un passante che ne avrebbe fatto i suoi schiavi. A Babilonia, riferisce Erodoto - ma l'usanza era diffusa -, per arrotondare il bilancio familiare le figlie venivano tranquillamente prostituite. Giuseppe - narra la Bibbia - viene venduto dai suoi fratelli come schiavo a una carovana di mercanti, che non si sognano nemmeno di stupirsene: che una bocca di troppo venisse venduta al miglior offerente era un uso comune. Così come era un uso comune che, nei tempi di carestia, bambini e ragazzi venissero portati nella foresta e abbandonati alla loro sorte: il racconto di Pollicino e altri simili, dicono gli esperti, non sono che l'eco di questa antica consuetudine. Così come è un'abitudine antica che le donne del nemico vengano messe a disposizione del vincitore, come ricorda - fra gli altri - il racconto del ratto delle Sabine. Venendo più vicini a noi, nelle fabbriche e nelle miniere della civilissima Inghilterra (e poi delle civilissime Francia, Germania, Italia…) dell'Ottocento i bambini venivano tranquillamente adibiti ai lavori più pericolosi, costa di meno sostituire un bambino che muore o che rimane sciancato che un operaio adulto, specializzato. E fino a non molto tempo fa sfilarsi la cinghia dei pantaloni e usarla per "correggere" un ragazzino indisciplinato era un sistema assolutamente ordinario.

L'elenco potrebbe continuare. Ma mi pare che questi accenni siano più che sufficienti per documentare che l'amore e il rispetto per l'infanzia sono tutt'altro che "naturali". Anzi, la storia dell'umanità sembra mostrare piuttosto il contrario: i bambini sono un fastidio, uno strumento, un niente da usare per gli scopi che il gruppo - la famiglia, il clan, il popolo - si propone. L'amore e il rispetto per l'infanzia non sono un dato "naturale", sono l'esito di una rivoluzione culturale che ha una data d'inizio chiaramente identificabile: «Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare» (Mt 18, 3-6).


COMMENTI
10/11/2015 - Giustizia x i bimbi schiavi (claudia mazzola)

"Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare".