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Cronaca

SENTENZA FECONDAZIONE/ Si avvera il sogno di chi vuole il figlio "perfetto"?

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Ragionevolmente direi di no, in quanto quando l'embrione è molto piccolo ed è difficilissimo distinguere quale sarà lo sviluppo reale di una pur minima imperfezione. Se si apre all'idea che qualsiasi imperfezione può consentire di eliminare un embrione a favore dell'altro embrione sano che è stato prodotto, temo che - oltre a sancire la morte di un essere umano senza neanche la giustificazione di una sua "dipendenza" dal corpo di un altro essere - ci troviamo all'inizio della possibilità di selezionare embrioni sempre più perfetti. A questo punto la distinzione tra sano e non sano è davvero molto sfumata.

 

Questa è l'ennesima sentenza della Consulta che smantella la legge 40. Vuol dire che quest'ultima è stata scritta male?

La legge 40 è nata per cercare di porre un rimedio ad un mercato della riproduzione in provetta senza regole. Il limite delle norme poi introdotte rimane quello di consentire che la vita umana possa essere creata fuori dall'utero della donna, cioè in una provetta. Una volta che si consente questo, l'essere umano nato in provetta assomiglia sempre di più a una cosa e sempre di meno a una persona. La Corte costituzionale ha preso atto di questo affievolimento dei diritti dell'embrione sempre più funzionale a un interesse della coppia, quello di avere un figlio e ora di avere un figlio sano.

 

Può spiegare meglio qual è il limite della legge 40?

La legge 40, nel momento in cui creava la possibilità di produrre tre embrioni in provetta, metteva in conto che qualcuno di questi potesse non proseguire il suo sviluppo e, dunque, la sua esistenza. La legge era imperfetta, anche se in quel momento storico non si poteva fare diversamente. Davanti a una situazione di totale assenza di regole, la legge ha cercato di porre rimedio. Ha posto dei rimedi che oggi sono ritenuti incoerenti dalla Consulta in quanto contrastanti con il dato - per la Corte già presente nella stessa legge 40 - che l'embrione non ha una tutela assoluta come se fosse una persona. E quindi nel bilanciamento tra la salute psichica della coppia e la vita dell'embrione, si fa prevalere la prima, come del resto accade nella legge 194. Potremmo dire in definitiva che queste decisioni della Corte costituzionale hanno all'apparenza una loro coerenza intrinseca, eppure discendono tutte da un assioma normativo che occorrerebbe rimettere in discussione e cioè che l'embrione abbia davvero meno diritti di un essere già nato. E se nel caso della legge sull'interruzione della gravidanza, i diritti affievoliti del feto sono in qualche modo collegati ad un dato di fatto e cioè che la vita del feto dipende concretamente da chi lo porta in grembo, nel caso dell'embrione così non è, perché - come detto - una volta in provetta l'embrione non dipende fisiologicamente dal corpo di una donna e, dunque, potrebbe proseguire la sua esistenza nel grembo di qualcun altro che lo volesse accogliere. Anche per questo l'eliminazione degli embrioni imperfetti non è coerente e finisce per ridurli ad oggetti, la cui decisione esistenziale dipende arbitrariamente e senza una reale giustificazione da chi li ha procreati, se non appunto quella di considerare tali embrioni "di proprietà" dei titolari dei gameti che vi hanno dato vita.

 

(Pietro Vernizzi)

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