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MORTO DOPO TSO/ Andrea, schizofrenico, sei più buono tu di chi ti ha strangolato

Pubblicazione:venerdì 13 novembre 2015

Andrea Soldi (Immagine dal web) Andrea Soldi (Immagine dal web)

Quel giorno d'estate, il 5 di agosto, qualcuno l'ha ascoltato, dopo mesi di colpevole silenzio. Forse s'era fatto un posto, forse non ne potevano più delle insistenze. Ma non così, non andando a prendersi il paziente coi poliziotti, non gettandolo a terra, lui, inchiodato alla panchina, che urlava, muggiva, non voleva andar via, non con quel dottore che conosceva solo perché lo chiudeva in una stanza d'ospedale, con le sbarre, dove lo intontivano e poi lo rifacevano uscire, "calmo", ma peggio di prima. Si chiama Tso, Trattamento Sanitario Obbligatorio. Sembra un fermo di polizia, non una necessità per proteggere, sostenere il paziente. Bisogna convincere, provare con la fiducia, la dolcezza. Con Andrea poi, è stato sbagliato tutto: sì, era grosso, ma non aveva mai fatto del male. Lo dicono i biglietti e i disegni dei bambini che sbiadiscono, affissi con pietà a quella panchina che era il suo sguardo sul mondo. Non era un criminale, ed è stato trattato come non dev'essere trattato il peggior criminale. Si è cercato in ogni modo di nascondere la verità, che ai parenti, nel triste riconoscimento all'obitorio, è apparsa subito evidente. Strangolamento, è morto strangolato, da una manovra irrituale e illegale, che forse il poliziotto aveva imparato in palestra e visto in qualche film di marines. Aveva i segni blu sul collo, non respirava più, e in pochi attimi ha smesso anche di urlare.

E così, moribondo, l'hanno ammanettato e gettato a pancia in giù sull'ambulanza, da solo, con un giovane volontario sgomento che si confidava con l'operatore telefonico dell'ospedale: il mondo è dei prepotenti, diceva. O forse è ancora peggio, è in mano ai distratti, agli indifferenti, ai sempre meno uomini. Così, dopo tre mesi e più, Andrea, si viene a sapere che è vero, sei stato ucciso, e qualcuno provi anche solo a pensarlo, che tanto una vita così era disperata, e valeva poco. Leggetevi Spoon River, "Un matto". In quest'estate di san Martino, Andrea, anche il tuo giardinetto si colora d'autunno, l'aria è frizzante e non ci sono pesi sul cuore. Il sole splende, la vita che ci è donata è bella. 



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COMMENTI
14/11/2015 - Caro Andrea (Francesco Giuseppe Pianori)

Chissà perché noi matti amiamo tanto i bambini? Perché restiamo bambini anche crescendo? Perché sono le uniche persone indifese e fiduciose come noi? Forse perché il mondo ci basta per quello che è e non dobbiamo impossessarcene? La mia psichiatra diceva che la Legge Basaglia aveva provocato molti disastri. Ho rischiato anch'io un TSO e una dottoressa intelligente me l'ha evitato. Marchiato a vita come le mucche. Ho conosciuto anch'io un poliziotto che mi ha "catturato" nudo in un parco pubblico di notte, che io benedico sempre perché mi ha trattato da uomo, con intelligenza e comprensione, deciso e sincero al tempo stesso. Ho conosciuto anche dei Carabinieri che hanno minacciato di spararmi mentre fuggivo verso casa e mi hanno ammanettato e preso in giro e denunciato senza pensarci due volte e sono stato condannato. Soprattutto ho la grazia di avere amici, che mi aiutano e non si scandalizzano se sono o vado fuori di testa, gente che mi vuole bene più dei miei stessi familiari, perché se è difficile vivere con i matti c'è anche Gesù che manda chi ci aiuta sul serio e, alla fine, è disposto a prenderci per sempre in Casa Sua. Riposa in pace, Andrea e prega per chi, non sapendo quello che faceva, ti ha ucciso. Prega per noi, matti come te. Prega per chi non è matto e butta via la sua vita perché è sano.