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PAPA E ATTENTATI PARIGI/ Francesco e la "conversione" che manca all'islam

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

All'Europa e all'Occidente magari tocca anche di saper comunicare meglio ai loro cittadini islamici (a quanto si sa, gli attentatori di Parigi sono cittadini europei "integrati") la comune speranza dei valori dell'uomo che tutti nel mondo globale siamo chiamati a condividere, che la vita vale sempre la pena, e che nessun dio ne può chiedere l'olocausto. 

Ma c'è un problema nella cultura islamica di massa per com'è tenuta anche bloccata in una sua evoluzione all'altezza del suo patrimonio morale e religioso da regimi che della sua arretratezza fanno strumento del proprio potere, e non di quello di Allah, "il solo vincitore" dei versetti sulle pareti dell'Alhambra a Granada. Sono maturi i tempi, perché sono necessari, che quella vittoria sia intesa come vittoria della bontà divina, di Allah misericordioso. È una banale ma basica necessità, in altri termini, che la "modernità" che ha affrancato l'Occidente cristiano, se non dalla violenza e dall'odio, almeno dallo spergiuro di Dio, che uccide in suo nome, raggiunga anche l'islam; e questa dev'essere una sollecitazione culturale ed educativa che ai paesi islamici, e all'islam in generale, può e deve essere posta, al di là dei "piani alti" del dialogo interreligioso delle fedi. Una sollecitazione culturale ed educativa, che non può essere tenuta fuori dal dialogo "politico" a livello internazionale con i paesi islamici e con le associazioni islamiche a livello nazionale, per asciugare l'acqua in cui il terrorismo pesca i suoi proseliti. 

Poi l'analisi razionale sui fatti di Parigi dice che c'è necessità di una complessiva riconsiderazione dell'approccio geopolitico dell'Occidente e dei paesi, anche islamici, interessati a sconfiggere il terrorismo dell'Isis, ponendo fine ad interessi ed egoismi che fanno o persino utilizzano il suo gioco, ma questa ovviamente non è materia dell'Angelus, ma delle cancellerie internazionali.

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