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Cronaca

FESTA DEI MORTI / Si può esser lieti per quel velo di tristezza che c'è in noi?

San Francesco ritratto da Giotto (Immagine dal web)San Francesco ritratto da Giotto (Immagine dal web)

Per questo la morte è così interessante e affascinante: per la sua capacità di compiere la vita. Un amore non è vero finché non muore, un rapporto non è vero finché non attraversa la lacerazione di un sacrificio, una vita non è autentica finché non si purifica nel dolore, finché non arriva a desiderare di essere portata davanti al proprio Padre. Il Quale non risiede nelle viscere della terra, ma nelle profondità del Cielo, negli "anfratti" di ogni Io. 

Per questo il 2 novembre è davvero così fondamentale per gli uomini. Perché in fondo ricorda loro che tutto ciò che finisce è fatto per compiersi, che tutto ciò che ci è chiesto di lasciare ha come commovente destino soltanto quello di essere riabbracciato in un disarmante e imprevedibile compimento. Quel compimento che fa sussultare san Francesco nel chiamare "la fine" "nostra sorella morte" e che nessun dolore o ferita può sperare di sottrarre al dramma dell'esistenza. Perché ciascuno di noi è "un-essere-per-la-morte". E spetta ad ognuno decidere se questa morte che lo aspetta è la fine sola e desolata che avanza su tutte le cose, o è il compimento dell'amore. Che non solo fa vivere e rivivere tutto, ma che continuamente dona e salva. In ogni cimitero non c'è un barbaro destino che ci attende, ma la promessa di un compimento che nemmeno la fine del respiro può impedire che sia, che accada, a ciascuno di noi.

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COMMENTI
02/11/2015 - dies natalis (roberto castenetto)

D'accordo sulla cristianizzazione della festa dei morti. Ma che il Natale si sovrapponga al culto solare è una congettura senza fondamento. Messori e altri hanno invece dimostrato che ci sono più prove a favore della nascita di Gesù proprio a dicembre. Il culto solare, tra l'altro, risulta essere tardo.

 
02/11/2015 - Quando la morte ti fa bella! (claudia mazzola)

Poco fa ho incontrato Rachele, 88 anni. Mi ha detto che ringrazia Dio per tutti i doni che le ha dato, tutto e di più. Ora però, continua, il Signore si metta la mano sul cuore e venga a prendermi perché la mia vita è arrivata al compimento.

 
02/11/2015 - "Leben in Einheit von Leben und Tod" (Roberto Graziotto)

La vita diventa autentica quando nasce in essa il desiderio del ritorno al Padre. Questo pensiero di don Federico è molto profondo. Per un motivo simile il mio grande maestro filosofico Ferdinand Ulrich, che supera in profondità il già profondo "essere per la morte" di Martin Heidegger, parla dell'unità del vivere e del morire. Un suo libro porta il titolo: "Leben in Einheit von Leben und Tod", Vivere nell'unità di vita e morte.