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JE SUIS PARIS/ Chiacchiere e dietrologie, i fondamentalisti non son poi così lontani

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Noi chi, ci si guada sgomenti. Beh, noi, l’Occidente, gli americani, Hollande, i servizi segreti, Israele. Sono giornalisti, signori. Pagati dai contribuenti, oltretutto. E non sono colti dal panico per proferire simili bestialità: la chiusa è la memoria di Bush, che come tutti ben sanno si è buttato giù le Torri gemelle da solo, per avere la scusa di attaccare in Medio Oriente. E’ un pensiero costruito, insomma.

Pensi che allora è proprio vero, sono tra noi. Certo i fondamentalisti, ahimè, ma anche questi fondamentalisti, non solo stupidi, ma anche pericolosi, perché è a questa insipienza menzognera che dobbiamo la nostra fragilità culturale, la nostra arrendevolezza, la nostra fiacca capacità di resistere, e affermare con passione un’identità. Sono parole che a loro fanno ribrezzo, ti schierano immediatamente con i nemici. Pensi che sei circondato, che questi fanno film, scrivono libri, fanno le leggi, insegnano nelle nostre scuole! E quando li senti chiosare, sbattendo il bicchiere sul banco con quell’insopportabile senso di superiorità intellettuale e morale che li fa sentire sempre dalla parte giusta, “lo dice anche il papa!”, ti chiedi dove abbiamo sbagliato.

Tutti, genitori, professori, politici, preti, a lasciare che un’ignoranza così pervasiva e colpevole non abbia trovato ostacoli e risposte di testa, cuore mani e piedi. Con un rigurgito di dignità alzi la voce, per esprimere il tuo disaccordo per questa dietrologia assurda. Lasci il caffè, con la mancia, ti è passata la voglia, ed esci. Scuotono la testa, sghignazzando. Alla prossima bomba, metteranno sul profilo i colori della nuova nazione colpita, avranno l’occasione di scendere in piazza, tanto per, come ai bei vecchi tempi, con la scritta “je suis”. Il problema è che non sanno più chi.

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