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Cronaca

JE SUIS PARIS/ Chiacchiere e dietrologie, i fondamentalisti non son poi così lontani

Dopo gli attentati di Parigi si sentono commenti di ogni tipo, anche semplicemente prendendo un caffè in un bar vicino alla Rai. Ma anche le parole possono far capire molto. MONICA MONDO

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Un bar di fighetti vicino alla Rai. Tre orecchini al lobo, sciarpone, anelli come amuleti, tatuaggi eleganti che sbucano dai colletti bianchi. L’abito non fa il monaco, ma descrive le appartenenze, le dichiara, le espone qualche volta con sfacciata invadenza. Vuoi dirmi come la pensi con i tuoi vestiti? Come vuoi, liberissimo, lo fanno pure i naziskin, ma se sembri uscito da un centro sociale che ci fai nella tv di stato, saboti o ti adegui? Mistero. Il problema è che spesso le apparenze coprono la sostanza, e prima o poi i pensieri saltano fuori. Si parla del più e del meno, dell’allarme bomba alla metro di Roma, ci si allarga alla psicosi che sicuramente si accresce, il barista – un ragazzo giovane e schietto – sospira e ammette di aver paura. La reazione tra il sarcastico e lo sdegnato prorompe, ed era immaginabile, anche se ci si augura, a volte, di avere solo dei pregiudizi che non siano confermati dalla realtà.

Due giornalisti molto sicuri di sé e molto arroganti ammiccano e poi spiegano il vero al popolo bue di avventori che ascolta con un orecchio alle news sullo schermo e si strozza col caffè. E’ così evidente, mica crediamo che le bombe e quelle brutte cose le facciano i terroristi arabi. Che ne avrebbero tutto il diritto, con tutto quel che abbiamo fatto a loro, Palestina, Iraq, Libia. E la guerra si sa, è sempre brutta, non ci sono buoni e cattivi. I fascisti, veri o presunti però, lo erano, e tutti erano fascisti, ed erano da cacciare nelle fogne. Questi invece li salviamo rispolverando il bignami di Rousseau che ci torna a mente dal liceo, dove invece di studiare si facevano assemblee e si stabiliva di cambiare il mondo.

Se proprio dobbiamo dirla tutta, i cattivi siamo noi, l’Occidente, e qui ti immagini il Moloch che tutto controlla e divora, e smarrito ti guardi intorno: quella signora cicciottella che si appresta sulla tartina, quel ragazzo con la Coca Cola che ignaro sostiene l’imperialismo americano, tutti colpevoli? Come gli assassini del Bataclan, o più di loro, certo costretti al degrado delle banlieues, e feriti dalla segregazione, giustamente desiderosi di vendetta. Non aggiungo una parola, comincio a irritarmi, e provare a ragionare, sapendo che è inutile, ma come testimonianza civile, per non vergognarmi, stasera, quando ancora una volta penserò a tutti quei morti.

Allora esplicitano le supposizioni, viene fuori il teorema: siamo noi che creiamo allarme, apposta per poter governare con la paura e magari fare con un colpo di mano leggi speciali, proditoriamente. Siamo noi che abbiamo armato la mano dei terroristi, non solo metaforicamente, proprio come mandanti di killer selezionati, guidati e spinti a colpire dove più fa gioco.