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PAPA IN AFRICA/ Francesco, la festa del cuore contro la cultura dello scarto

Ieri Francesco ha parlato al quartier generale dell'Onu in Africa e alla grande folla di Nairobi. La critica dello sfruttamento e la scelta di una Chiesa viva. CRISTIANA CARICATO

Papa Francesco (Foto dal web) Papa Francesco (Foto dal web)

NAIROBI — Il Papa fa il suo ingresso nella grande sala delle conferenze del quartier generale dell'Onu in Africa, dove lo attendono delegati e diplomatici accreditati presso uno dei quattro maggiori centri operativi internazionali. E' a Nairobi ma guarda a Parigi, all'apertura dell'incontro mondiale sui cambiamenti climatici. Come ha già fatto in altre occasioni sceglie il Kenya come periferia simbolica da cui lanciare il suo appello per un "accordo globale e trasformatore" che riduca "l'impatto dei cambiamenti climatici" e contrasti la "povertà" nel rispetto della "dignità umana". Il suo è un grido consapevole e doloroso, persino drammatico nella denuncia: "Sarebbe triste — spiega — e oserei dire, persino catastrofico, che gli interessi privati prevalessero sul bene comune e arrivassero a manipolare le informazioni per proteggere i loro progetti". 

Francesco sceglie la lingua del latte, lo spagnolo, per lanciare la sfida sul clima, nel palazzo che ospita due importanti programmi della Nazioni Unite per lo sviluppo, l'ambiente e gli insediamenti umani, l'Unep (United Nations Environment Programme) e l'UN-Habita (United Nation Human Settlements Programme). Invita la società civile a prendere coscienza del problema ecologico spingendosi a suggerire l'utilizzo di "legittimi meccanismi di pressione", come già fatto nella sua enciclica verde, perché ogni governo adempia al proprio dovere di preservare l'ambiente e le risorse naturali del Paese. Per Bergoglio la "COP21 è un passo importante nel processo di sviluppo di un nuovo sistema energetico che dipenda al minimo da combustibili fossili, punti all'efficienza energetica e si basi sull'uso di energia a basso o nullo contenuto di carbonio". Insomma il capo della Chiesa cattolica, autorità morale mondiale, sembra essere l'unico consapevole del fatto che "ci troviamo di fronte al grande impegno politico ed economico di reimpostare e correggere le disfunzioni e le distorsioni del modello di sviluppo attuale". 

Parole dirette, quelle del Papa, che proprio dalla Laudato Si', la sua ultima enciclica, prendono il vigore necessario per scuotere l'opinione pubblica internazionale. Parole che infiammano la platea, uomini e donne che accompagnano con ondate di applausi e mugugni di approvazione il discorso di Francesco. Ancora una volta di una densità politica e civile impressionante. E non basta: l'Africa depredata e umiliata da anni di colonizzazione politica ed economica, diventa l'unico scenario possibile per ricordare come certi accordi commerciali internazionali aumentano la povertà. Il riferimento arriva subito dopo: un missile per le multinazionali farmaceutiche che per anni hanno usato le popolazioni africane come cavie, distillando aiuti in cambio di sperimentazioni azzardate, e controllando il mercato dei brevetti e l'accesso ai farmaci. 

"Voglio unirmi alle preoccupazioni di molte realtà impegnate nella cooperazione allo sviluppo e nell'assistenza sanitaria — ha detto — circa gli accordi sulla proprietà intellettuale e l'accesso ai farmaci e all'assistenza sanitaria di base".