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PAPA IN AFRICA/ L'abbraccio di Francesco al popolo di Namugongo: o i santi o il potere

Pubblicazione:domenica 29 novembre 2015

Papa Francesco in Uganda (foto dal web) Papa Francesco in Uganda (foto dal web)

KAMPALA — Alla fine le zanzare sono arrivate. E hanno anche colpito. Micidiali e a nugoli, complice uno specchio d'acqua, dai significati simbolici e dal colore fangoso, su cui gli organizzatori avevano piazzato l'altare. Chissà se i repellenti tanto caldeggiati da Francesco hanno sortito effetto. Certo i mosquitos hanno mangiato vivi i giornalisti al seguito e anche i 300mila fedeli arrivati da tutto il paese in pellegrinaggio al luogo del supplizio dei Martiri ugandesi. 

Il luogo del misfatto, per l'appunto. Il grande santuario di Namugongo, 16 km a nord-est di Kampala, il cuore della religiosità ugandese, dove attorno alla capanna di acciaio e pilastri che sorge sulla terra bagnata dal sangue dei Martiri si ritrovano ogni anno, il 3 giugno, centinaia di migliaia di persone. E' la memoria liturgica di Carlo Lwanga, il capo dei paggi di corte, cattolico, che osò sfidare, nel 1886, il re vizioso, Mwanga I, finendo per perdere la vita e la pelle. Fu arso vivo, insieme ai compagni nella fede che si era messo in testa di proteggere dalle attenzioni morbose del sovrano. Insomma uno che non cedette alla lussuria dello sporcaccione che approfittava della sua autorità per violentare ragazzini. Storia che qui in Uganda non si può neanche ripetere vista l'omofobia imperante, e meno che meno in Occidente se non si vuole finire linciati dai politicamente corretti. 

Eppure Francesco è arrivato nel luogo dove venivano uccisi tutti coloro che si macchiavano di reati gravi durante il regno di Buganda. La strada verso Jinja, su cui oggi si stagliano ben due santuari, uno protestante e l'altro cattolico. Sì perché a morire non furono solo i fedeli a Roma, ma anche 23 anglicani che, come i 22 cattolici capeggiati da Lwanga, dissero di "no" al sovrano. Una scelta mica da poco, soprattutto se si tiene in conto che all'epoca non ci andavano giù leggeri in questo angolo incantato di Africa. A narrare la passione dei martiri ugandesi a Francesco, portandolo quasi alle lacrime, è stato proprio un arcivescovo protestante, leader della Church of Uganda, tale Stanley Ntagali, nel Nakiyanja-Namugongo Anglican Shrine, santuario anglicano che Bergoglio ha voluto visitare per primo. 

Il racconto, per come ci è stato riportato, è stato raccapricciante, e al Papa non è stato risparmiato nulla dell'eroica e drammatica via crucis di questa manciata di Martiri che avevano già conquistato con la loro storia un altro pontefice. Fu infatti proprio Paolo VI, nel suo primo storico viaggio in Africa, a visitare Namugongo, a qualche anno dalla solenne canonizzazione di Carlo e gli altri, avvenuta, a Roma, in piena stagione conciliare. 


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