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PAPA IN AFRICA/ La fede e la saggezza degli slum di Nairobi

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Radicalismo. Il gruppo estremistico somalo Al-Shabaab (nato da Al-Qaida) ha messo ormai radici in Kenya reclutando giovani fin dagli anni Novanta. Tutti ricordano qualche mese fa i 147 giovani uccisi all'Università di Garissa, vicino a Dadaab, il più grande campo profughi al Mondo con 400mila persone, e i 68 innocenti ammazzati nel centro commerciale Westgate nel 2013. "Se un giovane non ha lavoro, che futuro lo attende? Da lì viene l'idea di farsi reclutare" sostiene il Papa. Educazione e lavoro sono la risposta.

Ambiente. Il Papa conosce il valore degli abitanti degli slum, ma ha anche ben presente i problemi: l'ingiusta distribuzione del terreno, la mancanza d'accesso all'acqua potabile e all'energia sicura, la mancanza di servizi di salute e sociali di base. Il Papa invita a progettare una nuova integrazione urbana: "Né sradicamento, né paternalismo, né indifferenza, né semplice contenimento", "Abbiamo bisogno di andare oltre la mera declamazione di diritti, che, in pratica, non sono rispettati, e attuare azioni sistematiche che migliorino l'habitat popolare".

Papa Francesco ha toccato i cuori di uomini e donne del Kenya, ha parlato dei loro bisogni e dei loro desideri, ed infine ha svelato il segreto del suo realismo e della sua semplicità: "La prima cosa che io risponderei è che un uomo perde il meglio del suo essere umano, una donna perde il meglio della sua umanità, quando si dimentica di pregare, perché si sente onnipotente, perché non sente il bisogno di chiedere aiuto al Signore davanti a tante tragedie".

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