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ROBIN WILLIAMS/ Tra la bassa mantovana e Hollywood, la stessa solitudine

Pubblicazione:giovedì 5 novembre 2015

Robin Williams (Infophoto) Robin Williams (Infophoto)

Non c'entra vivere in un paesino della sperduta provincia italiana. Può succedere anche a Hollywood, tra le belle ville di Beverly Hills. "Mio marito ha detto semplicemente di no e per questo lo rispetto, è stato l'uomo più coraggioso del mondo". Robin Williams, davanti alla certezza della malattia che lo stava divorando, ha detto nei giorni scorsi la moglie Susan Schneider in televisione, ha scelto di andarsene per mano sua, il prima possibile. La vedova ha parlato quindici mesi dopo la morte del marito, per la prima volta ha raccontato il dramma che lo aveva colpito. Una malattia subdola che nel giro di pochi mesi lo aveva divorato, la demenza a corpi di Lewy, una malattia di cui è anche difficile accorgersi. Forse avrebbe vissuto ancora tre anni, in condizioni sempre peggiori: non riusciva più a camminare, a parlare, ad andare al bagno. Allora anche lui, come l'anziano in provincia di Mantova, ha preso una corda e si è impiccato. La solitudine. Inesorabile. La vita come una sconfitta. La paura del dolore, la fuga.

Tra la bassa mantovana e Hollywood non c'è alcuna distanza, adesso. Se qualcuno non si piega verso di noi a prenderci per mano, ci restano solo "gesti folli" e banalità come un presunto rispetto per chi prende la scorciatoia. Ma la domanda forse alla fine è una sola: quante volte abbiamo incontrato qualcuno che si era piegato verso di noi per prenderci per mano e non ce ne siamo accorti o non ce ne siamo voluti accorgere? Non erano magari quella moglie che è stata con te per cinquant'anni, quel figlio malato quel qualcuno? Forse gli Oscar e il successo non bastano a riempire la nostra solitudine? Anche tra un film e l'altro c'è stato sicuramente qualcuno che almeno una volta ti ha preso per mano.



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COMMENTI
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