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FIDANZATI ASSASSINI/ "Non volevamo uccidere": ricordiamoci di Dostoevskij

Pubblicazione:lunedì 9 novembre 2015

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Ancora una volta, comunque andrà a finire e qualsiasi cosa si appurerà, abbiamo un esempio di crollo delle evidenze elementari, compresa l'incapacità di stare di fronte alla realtà dei fatti, che non sembrano così confusi: un uomo e la sua fidanzata minorenne si sono presentati dai genitori di lei con una pistola, hanno ucciso la madre e ferito mortalmente il padre. E hanno confessato. Punto. Per un diabolico intrico delle nostre leggi, invece, che noi non addetti ai lavori stentiamo sempre più a capire e a giustificare, questa storia ce la ritroveremo nei tigì, decine di esperti saranno convocati a dire la loro su ciò che gli assassini volevano o non volevano effettivamente fare, ci sarà un processo alle intenzioni e certamente alla fine sarà stata anche un po' colpa delle vittime, e della loro assurda pretesa di cercare di educare la figlia e dare il loro parere sulla direzione che doveva prendere la sua vita.

In realtà è un atteggiamento che viene da lontano. Dostoevskij nei Fratelli Karamazov, ad esempio, romanzo in cui si racconta di un parricidio, in tema quindi con il delitto di Ancona, fa dire a un personaggio, una signora un po' svampita, che Dimitri, il fratello imputato dell'assassinio del padre, potrebbe essere assolto perché nei tribunali moderni si dà molto peso alle "ossessioni" dei colpevoli, usate come attenuanti dei delitti. Anche in questo caso l'amore tra due giovani potrebbe essere un'ossessione buona, a cui colpevolmente le vittime si erano opposte. Proprio così. Ciò vale tanto più in una società come la nostra in cui le scelte sui sentimenti, sull'amore, sul sesso sono ritenuti di esclusiva competenza personale, oggetto dell'intoccabile libertà dell'individuo. E via dicendo. Ma quando sulla realtà dei fatti le opinioni gettano un'ombra talmente grande da non rendere più visibili neppure i fatti stessi, la società è una palude in cui solo i coccodrilli più dotati di denaro riescono a nuotare. Prepariamoci dunque a una storia lunga, piena di cambiamenti di rotta, ricorsi, accuse reciproche, migliaia di giorni e milioni di euro spesi e la possibilità che la verità, pur sembrando così semplice ed evidente, non venga in futuro mai a galla.



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COMMENTI
09/11/2015 - Difficile un commento... (claudia mazzola)

Ieri al Santuario Fontanelle, una bimba di 8 anni, in ginocchio ed a mani giunte ha fatto la scala santa, ogni gradino un ave Maria del rosario. Ecco, lei piccola, semplice, gioiosa e pura "per ora" è sulla buona via. Diventando grande Dio l'aiuti a restarci.