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LETTERA/ Dal crac delle banche alla Casta, i "conti" che non tornano

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La cosiddetta "impresa responsabile", che produce, crea occupazione, promuove persino un welfare aziendale (la vecchia Olivetti per esempio, ma non fu l'unica), va in soffitta e viene soppiantata dall'azienda che, secondo il guru Milton Friedman, deve "fare la felicità degli azionisti". La signora Margaret Thatcher può tradurre in politica le scelte neoliberiste: "La società non esiste". Ci sono solo esseri che cercano di massimizzare i loro profitti in competizione tra loro. Il liberale inglese lord William Beveridge, il padre del welfare state, e sir Winston Chruchill, che hanno proprio con il welfare combattuto il comunismo, si rivolteranno ancora adesso nelle loro tombe.

E nelle banche che cosa succede? Prende piede la famosa scuola McKinsey, quella che predica che le banche devono fare ricchezza. I "McKinsey boys", in Italia ad esempio, guardano con supponenza gli Enrico Cuccia e i Vincenzo Maranghi, in nome di una nuova ricchezza bancaria e di nuove grandi aggregazioni.

Il più grande dei banchieri italiani, Raffaele Mattioli, diceva che chi legge i bilanci delle banche è un amante della letteratura di fantascienza. Ma Mattioli parlava quando c'era ancora il "miracolo economico" e ironizzava in un ambiente bancario ordinato e ben vigilato, dove c'era la rigida distinzione tra banche commerciali e banche d'affari, seguita alla crisi del 1929 e stabilita dal Glass Steagall Act.

Oggi non si può immaginare che cosa direbbe Mattioli di fronte ai "comandamenti" McKinsey e a un'autentica orgia di prodotti finanziari di ogni tipo partoriti dalla riscoperta "banca universale", quella che ormai fa tutto e vende tutto e che qualche banchiere, come l'ex presidente della Bpm di Milano, Roberto Mazzotta, definiva "una sciagura".

I "subprime" sono solo un modesto prodotto rispetto alle obbligazioni subordinate e a quelle strutturate (tanto per citarne qualcuno) e ai derivati che difendeva qualche anno fa e con grande passione il leader italiano dei commentatori neoliberisti e di sinistra Francesco Giavazzi, insieme al gregario Alberto Alesina, sul Corriere della Sera.

E naturalmente sull'insegnamento dei "McKinsey boys" si fa largo nelle banche l'attacco a chi si oppone alle stock option, ai "bonus" milionari che fanno di alcuni banchieri, che passano da un board all'altro, dei bounty killers della clientela.

Il giovane presidente di una grande banca d'affari italiana mi ha detto tranquillamente, qualche anno fa, che quello che vendono le banche comincia con la lettera "m" e ha il significato della famosa parola pronunciata da Cambronne.

La vera parola magica della "nuova banca" di stampo neoliberista è cartolarizzazione, quella che un premio Nobel dell'economia, Joseph Stglitz, ha definito in questo modo: è nata nella testa di finanzieri ed economisti che non si basavano sugli algoritmi, ma sulla previsione che nel mondo nascesse un cretino ogni minuto.

Ma Stiglitz è un neokeynesiano da combattere e togliere dalle biblioteche. 


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COMMENTI
12/12/2015 - Mi sembra che a De Rold sfugga un fatto essenziale (Massimo Zamarion)

E cioè che la cosiddetta finanziarizzazione dell'economia, il cosiddetto turbocapitalismo, il cosiddetto liberismo finanziario, siano tutt'altro che manifestazioni del mercato e della libera economia. Sappiamo tutti cos'è lo statalismo classico, il dirigismo economico. Il "turbocapitalismo" non è altro che un surrogato di statalismo, un'altra forma di dirigismo economico, fondato sulla manipolazione della moneta; è alle banche centrali (e cosa c'è di più politico della banca centrale, a parte la politica stessa?) che viene ora assegnato il compito di dirigere l'economia, attraverso le iniezioni di liquidità, le manovre espansive, i tassi artificialmente bassi in totale dispregio della "logica di mercato" e in perfetta acquiescenza ai voleri della politica e pure a quelli della mitica "gggente": insomma, è sempre la logica dei debiti facili e magari "garantiti" dal "prestatore in ultima istanza". E i derivati impazzano laddove il redde rationem viene continuamente rinviato, grazie alla distorsione del mercato.