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Cronaca

LETTERA/ Dal crac delle banche alla Casta, i "conti" che non tornano

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Oggi, nonostante una delle più grandi crisi finanziarie ed economiche, nonostante la sua durata, c'è sempre un signore influente, come Alessandro De Nicola, presidente di "The Adam Smith Society", che quando è intervistato in televisione sembra che minacci "chi tocca il mercato muore" e che la colpa è tutta delle "invasioni politiche" e statali, soprattutto nelle banche. E naturalmente che il mercato "va a posto da solo". Anche se lo aspettiamo tutti, da anni ormai, che il mercato vada a posto.

Non ci sono naturalmente responsabilità personali nel suicidio di Luigino D'Angelo. Ma questa tragedia, come il dramma degli altri 130mila truffati, nasce in questo "polverone" neoliberista, dove la vecchia banca di territorio, quella vicino a casa, quella del tuo quartiere che ti tutelava i soldi, i risparmi di una vita ti "consiglia" l'investimento. Il risparmio che ti insegnavano a scuola nella "Giornata del risparmio" e quello che tutela la Costituzione è ormai "quello tuo che ti gestisco io".

Il neoliberismo che sdogana tutti ritiene, o fa ritenere, che Banca Etruria, CariChieti, CariMarche e altre ancora possono muoversi come la Chase Manhattan Bank e con una serie di moduli confusi, illeggibili (volutamente) ti appioppano una serie di prodotti pericolosi dove il rischio si pappa il lavoro di anni.

Ma in fondo questo non è tempo di lavoro, ma di finanziarizzazione dilagante, malgrado gli sconquassi della crisi, e quindi, come spiega il succitato De Nicola e gli altri guru della finanza, bisogna che gli italiani acquistino un'educazione finanziaria. Insomma, occorre che accanto all'ora di latino, o di matematica, o di storia dell'arte si aggiunga anche l'ora di educazione finanziaria, altrimenti l'Ocse come può fare le sue tabelle?

Insomma, il povero D'Angelo e gli altri 130mila truffati dovrebbero prendere un cattivo voto in educazione finanziaria, anzi non l'hanno proprio coltivata. Chi invece possiede educazione finanziaria è la Banca d'Italia che, però, come un secchione che non passa i compiti, non guarda e non avverte nessuno. E poi c'è la Consob che dorme sempre nei momenti giusti. E c'è ancora il governo che, con il "grande decisionista" leopoldiano al comando, si piega ai dettami dell'Europa, che ha spillato agli italiani soldi per salvare banche tedesche, olandesi e via cantando, ma non può intervenire più (tempo scaduto) per salvare le quattro banche che hanno provocato il cataclisma.

Ma naturalmente ci si può rivolgere alla magistratura, così tra qualche anno, quando sarà morta altra gente, ti darà ragione.

Tutta questa vicenda drammatica mi induce, caro direttore, a fare qualche suggerimento. In primo luogo a considerare con un certo giudizio critico la Banca d'Italia, che ha avuto momenti gloriosi, ma anche momenti claudicanti. Grande scuola, si dice. L'ex governatore Carlo Azeglio Ciampi, tra le altre cose, da presidente del Consiglio tecnico, nell'ultimo giorno del suo mandato, 10 maggio 1994, decise che Infostrada (la telefonia delle FFSS) doveva andare a Carlo De Benedetti e permise che l'ingegnere facesse una plusvalenza, vendendo poi a Mannesmann, di 14mila miliardi di lire circa. Insomma, non proprio una "perla" uscita da un personaggio di Bankitalia da tenere presente. 


COMMENTI
12/12/2015 - Mi sembra che a De Rold sfugga un fatto essenziale (Massimo Zamarion)

E cioè che la cosiddetta finanziarizzazione dell'economia, il cosiddetto turbocapitalismo, il cosiddetto liberismo finanziario, siano tutt'altro che manifestazioni del mercato e della libera economia. Sappiamo tutti cos'è lo statalismo classico, il dirigismo economico. Il "turbocapitalismo" non è altro che un surrogato di statalismo, un'altra forma di dirigismo economico, fondato sulla manipolazione della moneta; è alle banche centrali (e cosa c'è di più politico della banca centrale, a parte la politica stessa?) che viene ora assegnato il compito di dirigere l'economia, attraverso le iniezioni di liquidità, le manovre espansive, i tassi artificialmente bassi in totale dispregio della "logica di mercato" e in perfetta acquiescenza ai voleri della politica e pure a quelli della mitica "gggente": insomma, è sempre la logica dei debiti facili e magari "garantiti" dal "prestatore in ultima istanza". E i derivati impazzano laddove il redde rationem viene continuamente rinviato, grazie alla distorsione del mercato.