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SENTENZA STASI/ Alberto in carcere per l'omicidio di Chiara Poggi: condannato dai fatti o dalla tv?

Pubblicazione:domenica 13 dicembre 2015 - Ultimo aggiornamento:domenica 13 dicembre 2015, 10.40

Alberto Stasi (Infophoto) Alberto Stasi (Infophoto)

Alberto Stasi condannato a sedici anni, si costituisce ed è già in carcere. A Bollate. Non esulto quando uno finisce in galera, sentir parlare di soddisfazione mi fa rabbrividire. "Non si può gioire per una condanna", hanno detto anche i genitori di Chiara Poggi, massacrata a casa sua otto anni fa, e i giornalisti dovrebbero stare attenti a chiosare "con sollievo, emozionati". 

Tra emozione e soddisfazione c'è solo la rima, in comune. Quella è brava gente, sconvolta, straziata da un dolore irredimibile dalla giustizia umana. Non chiedeva vendetta, ma solo la verità, ed essere finalmente lasciati in pace, lontano dai riflettori, lontano dall'accanimento di dibattiti e polemiche. Ma non si può gioire anche per il modo in cui è arrivata questa condanna. 

Otto anni sono troppi, se ti hanno ucciso una figlia, se sai che l'assassino se ne va in giro a piede libero. E otto anni così, poi: con due assoluzioni, in primo grado e in appello. Una inchiesta in Cassazione per rivedere il processo, la pena inflitta all'imputato, il ricorso in Cassazione che ieri, dopo ore di camera di consiglio, ha confermato la condanna. Dopo ore di camera di consiglio e improvvide dichiarazioni del procuratore generale che ancora due giorni fa sottolineava la debolezza dell'impianto accusatorio, e il fatto che la sentenza fosse stata fatta male. 

Come si fa a condannare un uomo con il dubbio che una sentenza sia da annullare? O il procuratore è un incompetente, o distratto, o ha l'animo troppo sensibile, o c'è il rischio che abbia ragione. E allora quella sentenza va rivista ancora, dato che in quattro gradi di processo si è riusciti ad avere una convincente certezza sulla verità. Intendiamoci: gli indizi sul biondino della Bocconi ci sono tutti, troppe le questioni inspiegate, le contraddizioni. Ma soprattutto è diventato un indizio il suo volto, il famoso sguardo di ghiaccio più volte immortalato, a segno lombrosiano di colpevolezza, e questo non va bene. 

Quando ci si indigna sull'aspetto dell'unico imputato in assenza di prove certe siamo già in un atro campo, e la parola giustizia suona male. Di più: se Stasi è colpevole, e inoppugnabili indizi, appunto, al di là dei suoi occhi, tendono a confermarlo, perché sedici anni e non l'ergastolo? C'è del vero nelle proteste della difesa sull'irragionevolezza di questa decisione. La procura generale di Milano infatti aveva fatto ricorso a nome di un aumento della pena. Se è colpevole, non è stato abbastanza crudele squarciare la testa della sua fidanzata, che gli aveva aperto innocentemente e serenamente la porta di casa, scaraventarla giù per le scale, mentire spudoratamente e lucidamente, gettando via l'arma del delitto, le scarpe macchiate indubitabilmente del sangue della vittima, e perfino far cambiare i pedali della bicicletta con cui si era recato dalla ragazza, bicicletta notata da due testimoni e saltata fuori troppo tempo dopo una trascuratezza colpevole? 


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