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VERSO NATALE/ Il vero “gusto” delle Feste tra piazza Cordusio e una pizzeria

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Gli immigrati alla Pizzeria Francese  Gli immigrati alla Pizzeria Francese

Se la ragazza-angelo e i Francese avessero guardato di che religione erano le persone che avevano di fronte (si chiama il prossimo); se avessero perso tempo a chiedere referenze, se, se, se... Il mondo sarebbe rimasto fermo al livello della nostra povera borghesia, che cerca di non farsi scalfire dentro il tran tran. Invece io dico: l’hanno fatto per essi stessi. O forse l’hanno fatto perché chi avevano di fronte era Gesù, bambino indifeso e al freddo, in cerca di un qualcosa o qualcuno che li facesse partecipare alla vita. Il Natale in Italia, guardato con la coda dell’occhio in due giorni di sole pallido di dicembre è anche una cosa del genere. Non posso dimenticarlo. Non dobbiamo dimenticarlo, nonostante tutto concorra a sbiadirci un significato, fra un tartina al salmone e un regalo che ricorderemo per una manciata di ore.

Sul mio libro “Adesso, 366 giorni da vivere con gusto”, trovo una frase di Madre Teresa di Calcutta che forse è la sintesi di quella morale che va ritrovata: “La peggiore malattia oggi è il non sentirsi desiderati né amati, il sentirsi abbandonati. Vi sono molte persone al mondo che muoiono di fame, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza d’amore. Ognuno ha bisogno d’amore. Ognuno deve sapere d’essere desiderato. Di essere amato, e di essere importante per Dio”.



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