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LICIO GELLI/ Si arricchì con l'oro jugoslavo: ecco la vera eredità del grande Maneggione

Pubblicazione:giovedì 17 dicembre 2015

Licio Gelli (Foto dal web) Licio Gelli (Foto dal web)

E c'è pure chi sostiene che dall'elenco sono stati "cancellati" in extremis alcuni personaggi di primo piano, come qualche cardinale di Santa Romana Chiesa e qualche altro banchiere o politico di primo livello. Mentre di altri personaggi si trova una domanda di iscrizione, da valutare, che appare imbarazzante. Insomma, un'"assemblea" di personaggi che appare inquietante. Una concentrazione di potere (politico, militare, finanziario, mediatico, di intelligence) legato da un giuramento massonico che sembra voler imporre un potere nuovo, in contrasto con i valori e i principi democratici e costituzionali dell'Italia repubblicana.

In questo modo, la P2 di Licio Gelli diventa un uragano che si abbatte sul governo di Arnaldo Forlani e sull'Italia dell'epoca.

Ma, se si guarda ancora di più a fondo, è soprattutto lo spaccato di un'Italia impastata di intrighi di basso e grande livello, di ricatti, di doppiogiochismo, di consorterie con la vocazione per gli affari nascosti, l'arricchimento spregiudicato e il tentativo di controllare la vita democratica del Paese, con la propensione a manipolare e a depistare le vicende tragiche di tante storiacce italiane.

E' in questo contesto che Gelli appare quasi come l'emblema dell'ambiguità di una certa Italia, del suo perenne trasformismo e opportunismo. Pur coinvolto in scandali finanziari come quello di Michele Sindona e di Roberto Calvi, pur condannato per depistaggio sulla strage di Bologna, per il crac del Banco Ambrosiano, alla fine il "venerabile", tra fughe in Sudamerica e dalla prigione ginevrina di Champ Dollon (dopo un quasi "sacrilego", per la Svizzera, arresto in banca), tra rientri in Italia, brevi periodi di carcerazione, ma poi scarcerazioni e concessioni di arresti domiciliari, è morto a casa sua, nella sua "Villa Wanda" di Arezzo, meta conosciuta a politici, finanzieri, militari, giornalisti di ogni tipo, uomini dei servizi segreti, probabilmente non solo italiani. Villa Wanda che assomigliava, per la torretta nel centro, all'altra grande villa di Gelli all'ingresso di Cap Ferrat, davanti alle isole Lérins, dove pure si rifugiò, da alcuni frati, dopo la sua fuga dalla prigione svizzera.

L'ambiguità quasi spudorata di Gelli sta anche nella valutazione che di lui danno quelli che se ne sono occupati giornalisticamente e storicamente. Si è discusso a lungo se nella P2 e nei disegni di Gelli prevalesse il lato golpista o il lato affarista. La commissione presieduta da Tina Anselmi sulla Loggia P2, che consta di 120 volumi, getta ombre sinistre sui piani di Gelli e soprattutto indica un "punto chiave", in odore di golpe, sul cosiddetto Piano di rinascita democratica.

Ma visto quello che è avvenuto negli anni successivi, malgrado il successo dell'iscritto alla P2 (anche se lui ha sempre smentito) Silvio Berlusconi, non pare che questo piano piduista abbia avuto un grande successo. E non pare che ci fosse proprio una grande vigilanza contro i progetti di Gelli.


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