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Cronaca

IL CASO/ Migranti in Danimarca, il patto "indecente" che scandalizza i benpensanti

Fa scalpore la proposta della Danimarca di far accedere al welfare i migranti solo dietro la cessione di eventuali beni di valore. Andrebbe letta con attenzione. GIANFRANCO LAURETANO

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La proposta che arriva in questi giorni al Parlamento di Danimarca aggiunge un capitolo alla "fantasia al potere" nelle democrazie dei paesi occidentali, spaventati dall'invasione di migranti provenienti soprattutto dall'Africa e dal Medio oriente. In pratica questa proposta di legge prevede che gli immigrati che vogliono accedere al welfare danese, comprensivo di sussidio economico, assistenza sanitaria, scuole per i ragazzi eccetera, debbano cedere alla collettività i propri beni di maggior valore, ad esempio i gioielli che eventualmente possiedono, per ripagare almeno in parte la spesa che lo Stato sostiene per l'accoglienza dei profughi, previsti quest'anno in aumento. Dalla "cessione" forzata, poiché è prevista all'ingresso nel paese una perquisizione da parte delle forze dell'ordine, sono esclusi fedi nuziali, orologi e oggetti di particolare valore affettivo per la storia personale e familiare di chi desidera stabilirsi in Danimarca. 

La proposta ha ovviamente creato una levata di scudi da parte di opposizioni politiche (in Danimarca le ultime elezioni sono state vinte dalla destra), intellighenzia culturale, organi di informazione soprattutto liberal, in Europa e, oltreoceano, negli Usa. A suon di affermazioni polemiche, interventi scandalizzati, articoli su quotidiani e periodici e grida, si è giunti addirittura a invocare il nazismo, che requisiva oro e beni di valore agli ebrei prima di mandarli nei campi di concentramento. 

Con meno enfasi e cercando di osservare la realtà, tentiamo di capire. Innanzitutto pare che la regola valga per i danesi stessi: se un cittadino povero chiede di accedere ai sussidi di Stato o alle varie assistenze perché non ce la fa, deve al contempo cedere i beni di valore che possiede. Se così è, non si comprende assolutamente lo scandalo degli intellettuali di sinistra. Assai più scandalosi sono quei luoghi e quelle legislazioni, anche in Italia, per cui per il fatto stesso che una persona è immigrata acquisisce un diritto di precedenza nelle varie graduatorie di welfare. Ancora oggi infatti si hanno comuni e località in cui le case popolari o i posti pubblici all'asilo nido, poniamo, sono in gran parte prerogativa degli stranieri. Ma, ancor prima, non si capisce perché una persona, danese, italiana o straniera che sia, detentrice di beni di valore debba anche solo fare domanda di sussidio. Se così stanno le cose, ripetiamo, tutte queste urla di scandalo sono fuori luogo: la solita paccottiglia buonista, multiculturalista e politically correct che è una delle cause colpevoli di tante ingiustizie e perfino di un certo lassismo di fronte alla recrudescenza terroristica attuale.


COMMENTI
20/12/2015 - Corretta riflessione (Giuseppe Crippa)

Giudizio chiaro ed equilibrato, ben diverso da come soltanto ieri la notizia era stata presentata su questo stesso giornale. Grazie per questo articolo e per la capacità di “auto correggersi” messa in atto dalla redazione.

 
20/12/2015 - Quando si perde un'importante occasione per tacere (GIUSEPPE VALORI)

Per prima cosa resto alquanto basito dall'affermazione per cui in alcuni comuni gli "stranieri" abbiano una "corsia preferenziale" per accedere "al welfare" (cioè a cosa?): la cosa, oltre che palesemente in violazione di una decina di norme di rango primario (Costituzione) e secondario ho l'impressione che, di questi tempi, scatenerebbe orde di poveracci (e politici furbetti) contro la casa comunale, armati di forconi e torce come nella migliore tradizione. Se la cosa fosse vera, prego l'autore di fornirne i dati, altrimenti ha perso un'occasione eccetera. Quanto poi agli asili nido pieni di figli di "stranieri", ca va sans dire che basterebbe partire dalla semplice osservazione che nelle nostre realtà, soprattutto in alcuni piccoli comuni, del Sud come del Nord, ormai sono quasi solo gli immigrati afro-asiatici a metter su famiglia, aprire esercizi commerciali e...fare figli, appunto: magari si dia una scorsa ai dati pubblicati dall'ISTAT...o un semplice "giro" in rete...ma non su Facebook come finora pare abbia fatto. Sul resto dell'articolo sorvolo: dire che una norma esiste ed è uguale a quella applicata ai cittadini di quel Paese e quindi la norma è giusta...e poi dire che se non fosse così sarebbe sbagliata, ma che in ogni caso siamo vittime del politically correct...be', forse Le dovrebbe suggerire di scrivere d'altro che non di diritto e sociologia. Con amicizia, un avvocato che, mi creda, La stima.