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ISIS IN ITALIA/ Mons. Pennisi: le armi non bastano, la vera "offensiva" è il dialogo

Le nostre società occidentali vivono con il timore di nuovi attacchi. Ma un intervento militare "non potrà mai bastare", dice MICHELE PENNISI, arcivescovo di Monreale

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"Il giudizio radicalmente negativo sulla società occidentale viene argomentato a partire dalla fede". E' un elemento su cui riflettere, da usare come punto di partenza. A dirlo è mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, al termine di una conversazione pubblica su fondamentalismo religioso e convivenza nelle società occidentali, oggi più che mai aggressive e impaurite davanti al fenomeno del terrorismo islamico e dei giovani che rifiutano in modo radicale l'occidente di cui pure sono figli. "Non bisogna confondere un'intera religione con i terroristi e i terroristi con un'intera religione", dice Pennisi, insistendo su una più che mai necessaria conoscenza reciproca. Un intervento militare? "Non potrà mai bastare".

 

A suo avviso è veramente così grave il pericolo Isis in Italia?

Occorre stare attenti a non cadere nella trappola di generalizzazioni che rischiano di trasformare i musulmani d'Europa nel loro insieme in pericolosi sospetti, oggetto di legittimo odio, candidati all'espulsione, così da rinsaldare la nostra identità in quello che si ama presentare come uno scontro di civiltà. C'è chi sostiene che la soluzione sarebbe mandarli via, almeno per placare la tensione delle nostre società e ottenere consensi elettorali.

 

E invece?

Invece, bisogna evitare una soluzione facile, ma provvisoria e falsa. Dobbiamo tenerne conto anche nella doverosa ricerca e punizione dei colpevoli, che vanno trovati e non creati, senza produrre vittime innocenti che sono capri espiatori anche quando vengono chiamate danni collaterali. 

 

Sì, ma il tema della sicurezza rimane. Cosa fare, dunque?

Il tema della sicurezza è fondamentale. Le risposte che competono agli Stati sono indispensabili e sono una risorsa in più di cui i terroristi non dispongono, ma questo livello non può assorbire tutti gli altri.

 

E allora?

Allora prendiamo esempio dalla storia. Tutti i valli costruiti dai romani non sono serviti a difendere una civiltà ricca e corrotta. Il problema, cioè, non è solo quello, dell'islam presente tra noi, ma più correttamente di noi, italiani e cristiani, che non siamo sempre culturalmente e spiritualmente attrezzati per affrontarlo come una impegnativa occasione di confronto e dialogo.

 

In molti ormai sono convinti della necessità di un intervento miliare. Lei che ne pensa?

Un intervento militare, da solo, non potrà mai bastare di fronte a un fenomeno che durerà decenni. L'Isis è uno "Stato-mafia" che si autofinanzia con il contrabbando di petrolio e di opere d'arte e mediante il traffico di droga. Oltre le azioni di contrasto militare, giudiziario e investigativo e quelle dedicate a togliere le fonti di finanziamento dell'Isis è necessario rafforzare il dialogo con la parte del mondo musulmano che è aperto alla convivenza con le altre religioni e con lo Stato laico e incrementare l'istruzione e l'inclusione sociale.

 

Ciò non toglie che in Europa c'è paura dell'islam. Che fare?