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EUTANASIA/ Marco Cappato, la morte assistita di Dominique Velati non è libertà

Pubblicazione:martedì 22 dicembre 2015

Marco Cappato, leader dei Radicali Italiani (Foto dal web) Marco Cappato, leader dei Radicali Italiani (Foto dal web)

Bisogna essere grati ai radicali per certe battaglie, portate avanti con determinazione e sprezzo delle conseguenze. Penso soprattutto all'insistenza sulle condizioni dei detenuti, e ai continui richiami all'indulto o all'amnistia, che per i cristiani ha un sinonimo di ben altra pregnanza, che è la misericordia. Ma il loro sguardo all'uomo è assolutamente ideologico: l'esaltazione di una Libertà totale, deificata, in nome della quale tutto è lecito, se lo si desidera. Avere un figlio se non si può, non averlo se non lo si vuole, non averlo se non lo si vuole in un certo modo, farlo avere da altri e comprarlo, o comprare pezzi d'uomo per poterlo generare. 

Anche morire, se lo si ritiene, o si crede di ritenerlo una strada, se la vita non ti piace, se il dolore fisico o psicologico non riesci a reggerlo. Si chiama eutanasia, ma è un inganno: di dolce, la morte assistita in asettiche cliniche svizzere, ha ben poco. E' invece il trionfo dell'autodeterminazione sì, ma nella solitudine, nella disperazione, nel nulla che ha avvolto la tua vita, e che avvolgerà il dopo vita. Nulla. Tu, le persone che hai amato e ti hanno amato, cancellato, come ferraglia da rottamare, di cui non lasciar traccia. E' coraggio, il suicidio, o la forma più sottile di vigliaccheria? E chi ci specula, chi accoglie il dramma e lo smarrimento per risolverlo con un'iniezione, perché lo fa? 

Per i soldi, certo. Non solo, purtroppo, cosa che avrebbe almeno una parvenza di cinica logica. Lo fa perché crede fermamente che ogni uomo sia libero di darsi la morte, se lo crede, anzi di pretenderla. Non c'è nulla di ragionevole, in questa hybris antica, perché l'evidenza ci conferma che non ci diamo la vita, e non ce la diamo come vogliamo. Ma tant'è, se non esiste un creatore, e la tua esistenza è in balia del caso, la sfida al caso diventa quasi l'affermazione di sé, il tentativo estremo di dominare l'indomabile. 

Così Marco Cappato, leader storico dei radicali italiani, si  è autodenunciato per aver aiutato una donna italiana a morire in Svizzera, perché malata terminale. È successo il 15 dicembre, pare, ma il riserbo è d'obbligo, per tutelare una vicenda personale. Che i radicali non esitano a mettere in piazza per annunciare l'iniziativa di sostenere economicamente tutti i malati terminali che facciano richiesta della morte assistita, in modo che al più presto si possa ottenere una legge italiana. E' un atto di disobbedienza civile, dicono. Lo Stato lede il principio della libertà individuale. 


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COMMENTI
22/12/2015 - Io ho visto morire il mio papà (claudia mazzola)

credetemi, non ne aveva proprio voglia nonostante il male. Addirittura quando ha smesso di respirare, dopo un poco ha ripreso come per ricominciare a vivere e si è lasciato andare, io credo tra le braccia di Dio a nuova vita.