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CARRÓN/ Il Natale dei credenti, gesti di umanità che muovono il cuore

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Julián Carrón  Julián Carrón

Tutta la possibilità di non temere, di non essere determinati da ciò che ci fa arrossire e dalla nostra infecondità ha un punto di appoggio sufficiente solo quando diventiamo consapevoli che, «anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace, dice il Signore che ti usa misericordia» (Is 54,10). 

Ci rendiamo conto che dietro gesti apparentemente semplici c'è questa storia di preferenza di Dio per noi? È stata questa preferenza, sperimentata nella liberazione dall'Egitto, che ha consentito a Israele di guardare il forestiero in un modo non abituale per il mondo antico: «Amate il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d'Egitto» (Dt 10,19). E tale preferenza è culminata quando il Verbo si è fatto carne, è venuto ad abitare in mezzo a noi e nella vita della Chiesa genera un soggetto che guarda l'altro con un interesse totale per il suo destino. Senza la consapevolezza di quello sguardo pieno di predilezione per me e per te non c'è Natale! Ci sarebbe solo un rito formale, come tante cose che facciamo senza che niente in noi esulti. 

Il Natale non sarebbe il riaccadere dell'origine della grande storia di vera umanità di cui siamo parte, ma lo stanco ripetersi di una tradizione incapace di muovere il nostro cuore e di generare i gesti di umanità che tanto colpiscono gli altri. Per questo siamo pieni di gratitudine verso il Papa che ha compreso quanto siamo bisognosi. L'Anno della Misericordia è il riaccadere di quello sguardo oggi. Di quell'amore che ci raggiunge lì dove siamo e così come siamo attraverso facce sconosciute che con il loro esultare, come Giovanni Battista nel grembo di Elisabetta, ci restituiscono la nostra vita e ci invitano a riconoscere il disegno di Dio − questo "quasi nulla" che sembra essere il disegno di Dio −, che da duemila anni ci raggiunge attraverso un volto: «Dio, il mistero, il destino fatto uomo, si rende presente ora a me e a te, e a tutti gli uomini che sono chiamati a vederlo, ad accorgersene, in un volto: un volto umano nuovo in cui ci si imbatte» (don Giussani). Un volto che ci domanda con semplicità disarmante: «Come ti chiami? Come stai?» e che fa esultare fino al pianto.

Riconoscere la modalità con cui Dio ci chiama – attraverso la faccia più sconosciuta − è l'unica possibilità per non rendere vano il Suo disegno di misericordia su di noi e per continuare ad essere testimoni di quello sguardo che rende veramente liberi, in qualunque situazione. 

(Lettera pubblicata sul Corriere della Sera del 23/12/2015)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
23/12/2015 - Troppo bella questa lettera (Luigi PATRINI)

Io non leggo il Corriere della Sera e credo che molti altri non lo leggano. Questa lettera è però molto bella e vale la pena farla girare, da leggere in famiglia durante uno dei pranzi o delle cene di questi giorni di festa. Soprattutto dovrebbero leggerla e meditarla i nostri ragazzi e i nostri giovani. Ma anche a noi adulti non farebbe male averla presente. Suggerirei di copiare l'indirizzo e farlo girare nelle nostre mail list: http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2015/12/23/CARRON-Il-Natale-dei-credenti-gesti-di-umanita-che-muovono-il-cuore/2/665728/. Buon Natale!