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CARRÓN/ Il Natale dei credenti, gesti di umanità che muovono il cuore

Pubblicazione:mercoledì 23 dicembre 2015 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 23 dicembre 2015, 9.59

Julián Carrón Julián Carrón

Caro Direttore, è sempre più frequente che la gente si stupisca di gesti semplici di umanità a cui non diamo quasi più valore, tanto ci sembrano normali, abituali. In un centro di accoglienza un volontario chiama per nome un profugo pachistano, alla domanda se preferisce pasta in bianco o al sugo, carne o pesce, quello scoppia a piangere per la commozione. 

Una giovane manda un sms a un bulgaro appena incontrato: «Come stai?»; l'uomo è stupito che una persona quasi sconosciuta si interessi di lui. Potrei raccontare all'infinito episodi di questo genere. Possono essere gesti semplici, come quelli accennati, oppure eclatanti: pensiamo a quei tedeschi e austriaci che sono corsi ad accogliere i profughi alla frontiera e ai tanti che ogni giorno soccorrono coloro che sbarcano sulle coste italiane. Sembra niente di fronte alla enormità dei problemi, eppure il loro effetto è tanto dirompente in coloro a cui capitano, quanto può apparire banale, insignificante e scontato a noi che vediamo accadere questi episodi. 

Un semplice atto di buona educazione è sufficiente per spiegare la loro sorpresa? Per poter guardare così un profugo e per potersi rivolgere così a un estraneo, occorre qualcosa di cui abbiamo quasi perso coscienza. Continuando a piangere, il profugo racconta degli anni trascorsi in un'altra parte del mondo, dove il suo datore di lavoro non l'aveva mai chiamato per nome e dove si sfamava con una ciotola di riso. Ma ora qualcuno lo chiama per nome e gli domanda perfino che cosa desideri mangiare.

Da troppo tempo abbiamo smarrito la consapevolezza dell'origine di questo sguardo sull'uomo e così facendo possiamo anche perdere la familiarità con i gesti nati da esso. Per questo abbiamo bisogno che l'altro ci ridoni, attraverso lo stupore del suo volto, la coscienza della nostra storia e di quello che portiamo. 

Che cosa ha generato questo sguardo all'altro, questa stima nei suoi confronti che desta in lui tanta meraviglia? Non dipende certo dal fatto che noi siamo "più bravi". Semplicemente noi apparteniamo a una storia che è iniziata con l'antico popolo di Israele. Una storia che ci ha generati facendoci percepire tutta la commozione di Dio per noi, aldilà delle nostre capacità, come dice il profeta Isaia: «Esulta, o sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori». Un Dio che, malgrado tutti i nostri sbagli, ci ripete senza stancarsi: «Dimenticherai la vergogna della tua giovinezza e non ricorderai più il disonore della tua vedovanza». Chi non desidera essere guardato così? «Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti raccoglierò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto, ma con affetto perenne ho avuto pietà di te» (Is 54,1ss.). E questo amore, questa passione è per la tua vita, non per quella dell'umanità in generale, ma per la tua vita. È per la mia vita che vengono dette queste parole, come ci ricorda papa Francesco: «Per te, per te, per te, per me. Un amore attivo, reale. Un amore che guarisce, perdona, rialza, cura» (10 luglio 2015).


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COMMENTI
23/12/2015 - Troppo bella questa lettera (Luigi PATRINI)

Io non leggo il Corriere della Sera e credo che molti altri non lo leggano. Questa lettera è però molto bella e vale la pena farla girare, da leggere in famiglia durante uno dei pranzi o delle cene di questi giorni di festa. Soprattutto dovrebbero leggerla e meditarla i nostri ragazzi e i nostri giovani. Ma anche a noi adulti non farebbe male averla presente. Suggerirei di copiare l'indirizzo e farlo girare nelle nostre mail list: http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2015/12/23/CARRON-Il-Natale-dei-credenti-gesti-di-umanita-che-muovono-il-cuore/2/665728/. Buon Natale!