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CESANA E PROSPERI/ Noi amiamo la vita più di quanto essi vogliano la morte

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Nel corso di un ritiro spirituale tenuto agli studenti universitari di CL nel '94, don Giussani raccontò un episodio riguardante Madre Teresa di Calcutta. Un giornalista aveva intervistato una giovanissima suora di Madre Teresa, non ancora ventenne, e lei disse: «Ricordo di aver raccolto un uomo dalla strada e di averlo portato nella nostra casa». «E cosa disse quell'uomo?» «Non biascicò, non bestemmiò, disse soltanto: "Ho vissuto sulla strada come un animale e sto per morire come un angelo, amato e curato. [...] Sorella, sto per tornare alla casa di Dio" e morì. Non ho mai visto un sorriso come quello sulla faccia di quest'uomo.» Il giornalista replicò: «Perché anche nei più grandi sacrifici sembra che non ci sia sforzo in voi, che non ci sia fatica?». Allora intervenne Madre Teresa: «È Gesù quello a cui facciamo tutto. Noi amiamo e riconosciamo Gesù, oggi». E commentava don Giussani: "Quel che c'era ieri o è oggi o non c'è più". È proprio questo "oggi" che fa la differenza, il riconoscere quello sguardo sulla propria vita oggi, non ieri o 2000 anni fa. Perché uno avverte immediatamente come bene un gesto come quello descritto, a prescindere dalla propria posizione religiosa o ideologica? Perché è profondamente umano e quindi vero per tutti. Risveglia qualcosa che c'è nell'io, che magari uno neanche si ricorda di avere. Corrisponde! L'argine alla disumanità dei tempi è un cuore che desidera vivere per il bene, per quel bene che rende ragione del passato e desta la speranza per il futuro. L'ideale della libertà sul quale sono stati costruiti i nostri paesi, sfida qualsiasi violenza dentro e fuori i confini e ha la sua origine nel fatto che ogni singolo essere umano, qualunque sia la sua condizione fisica e morale, è rapporto con l'infinito e quindi ha un destino di cui nessuno può essere padrone. Dare la vita per il bene della singola persona, non per distruggere l'altro in nome della morte. Chi difende il nulla, chi nega l'urgenza di sostenerci a cercare un significato per il vivere, fa da sponda ai messaggeri della morte. Perché i messaggeri della morte sono i messaggeri del nulla.

In questa situazione dobbiamo riconoscere che l'unica possibile ripartenza è un'educazione autentica, la liberazione dell'io dalla schiavitù di un orizzonte piccolo per la propria esistenza. Solo con un ideale grande c'è libertà, e quindi coraggio per affrontare la vita, comunque essa si presenti. La risposta adeguata a tale esigenza non comincia con un'iniziativa nostra, ma dalla accoglienza di quello che magari inconsapevolmente aspettiamo. E' Natale! 


COMMENTI
28/12/2015 - cesana e prosperi (Paolo Cantoni)

grazie

 
25/12/2015 - Natale 2015 (pino mulone)

Giancarlo Cesana e Davide Prosperi! Ce ne è da far memoria fino al prossimo Natale! Grazie.