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CESANA E PROSPERI/ Noi amiamo la vita più di quanto essi vogliano la morte

Pubblicazione:venerdì 25 dicembre 2015 - Ultimo aggiornamento:venerdì 25 dicembre 2015, 12.39

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Dopo la strage che ha sconvolto nuovamente il mondo lo scorso 13 novembre a Parigi, risuona ancora una volta l'affermazione impressionante contenuta nel comunicato di rivendicazione dell'attentato dell'11 marzo 2004 a Madrid, attributo al portavoce di Bin Laden: "Noi amiamo la morte più di quanto voi amiate la vita". 

Già dopo la tragedia apocalittica delle Torri Gemelle a New York l'Occidente era rimasto sconvolto dalla furia ideologica dell'estremismo fondamentalista di matrice islamica, ma Madrid e Londra prima, Parigi ora hanno oscurato l'idea pur giusta e tranquillizzante di un'Europa, centro del dialogo con tutti, luogo di apertura sul Mediterraneo e nesso col Medio oriente. Questa idea è messa in discussione dal terrore, che è precisamente lo scopo del terrorismo: riempire di incertezza e confusione l'urgenza di una reazione, che protegga noi, le nostre città e il nostro mondo. Ma proprio il fatto che tutti avvertiamo la necessità di difenderci deve farci riflettere su cosa vogliamo veramente difendere e quale sia la difesa vincente sul lungo periodo.

Che cos'è la paura che ci fa sentire insicuri, precari e sospettosi, quando per strada, al bar, in treno e soprattutto in aeroporto vediamo e sentiamo persone o gruppi diversi da noi chiacchierare in una lingua che ci sembra arabo? Il nostro benessere, la nostra organizzazione sociale, il nostro ordine non bastano a darci certezze, a contrastare quella dedizione che i terroristi hanno per la morte, sì da sembrare indomabilmente più forti di noi. C'è un ideale per cui valga la pena vivere, più potente di quello per cui i terroristi muoiono? 

Un'ideale per vivere è molto di più di uno per cui morire. Nel primo caso, la vita, pur con il suo carico di contraddizioni e sofferenze, è positiva, luogo di significato, compimento e promessa di compimento. I martiri cristiani hanno dato e purtroppo danno la vita, vivendo e affermandola anche quando viene loro tolta violentemente.Nel secondo caso, la vita propria e altrui è insignificante e vi si può rinunciare o sopprimerla per un utopico progetto di paradiso terreno o ultra-terreno. Si tratta di una declinazione più elementare delle ideologie che hanno insanguinato il novecento. Mentre siamo impegnati a discutere di quale spazio dare a presunti nuovi diritti, indifferenti o polemici con i valori e le verità della nostra tradizione, siamo investiti da un treno in corsa, che travolge la nostra superficialità e disattenzione.

Il buio della tragica ondata di nonsenso, di cui siamo vittime e autori, deve trasformarsi in una spinta cogente a riflettere su chi siamo e così una sponda per un possibile cambiamento, per un possibile sguardo nuovo sulle cose. C'è ancora qualcosa per cui continuare a uscire di casa, andare al lavoro, metter su famiglia, portare i figli a scuola, anche solo andare al cinema, a fare la spesa o partire per un viaggio, curarsi per una malattia, assistere chi ha bisogno, decidere di continuare a respirare stesi su un letto di ospedale senza più poter muovere un muscolo se non le palpebre… insomma vivere e convivere?


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COMMENTI
28/12/2015 - cesana e prosperi (Paolo Cantoni)

grazie

 
25/12/2015 - Natale 2015 (pino mulone)

Giancarlo Cesana e Davide Prosperi! Ce ne è da far memoria fino al prossimo Natale! Grazie.