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VATILEAKS 2/ Mirabelli: la libertà di stampa non ha a che fare con documenti trafugati

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Gianluigi Nuzzi (Infophoto)  Gianluigi Nuzzi (Infophoto)

Repubblica si indigna e grida allo "scandalo del processo ai giornalisti in Vaticano". La domanda è come possa papa Francesco "legittimare il buio del diritto medievale" contro i poveri giornalisti Emiliano Fittipaldi (l'Espresso) e Gianluigi Nuzzi le cui inchieste sono state rese possibili dalla sottrazione e divulgazione di documenti riservati da parte di monsignor Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui; non si capisce proprio, scrive Francesco Merlo, perché soffocare in questo modo, con "un ingranaggio inquisitorio", i migliori alleati di Bergoglio nel denunciare "una parte quegli affari sporchi che lui combatte". Cesare Mirabelli, esperto di diritto ecclesiastico e costituzionalista, è più cauto.

Professore, Nuzzi e Fittipaldi sono davvero vittime di un processo che si celebra fuori dallo stato di diritto o comunque estraneo alle garanzie fondamentali?
Seguiamo le udienze pubbliche ed aspettiamo l'esito del giudizio. Per il resto, siamo di fronte a un processo penale dinanzi a un giudice indipendente per fatti che sono considerati dalla legge di quello stato come reati. Sorprende che qualcuno si sorprenda. 

I giornalisti, ma anche gli altri imputati, contestano il ruolo degli avvocati di fiducia: perché non possono difendere i diretti interessati?
In qualsiasi paese gli avvocati che possono difendere gli imputati sono quelli che sono iscritti negli albi professionali dell'ordinamento. Gli avvocati d'ufficio sono stati nominati in assenza della nomina degli avvocati di fiducia. In questo caso sono avvocati rotali, cioè avvocati davanti ai giudici ecclesiastici o avvocati ammessi dal tribunale. Naturalmente, in linea teorica più è ampia questa possibilità, meglio è per quello stesso ordinamento. Ma la difesa tecnica è assicurata. 

E' vero che Nuzzi e Fittipaldi sono processati contro gli articoli 21 e 51 della nostra Costituzione — che tutelano rispettivamente la libertà di stampa e il giornalista che esercita il diritto di cronaca —, e dunque ingiustamente?
Innanzitutto la nostra Costituzione non può essere invocata in un ordinamento diverso, e tuttavia il diritto fondamentale a manifestare il pensiero è pienamente garantito anche nell'ordinamento del Vaticano. Poi, anche nel nostro ordinamento ci sono reati che non sono coperti dal diritto di manifestare il proprio pensiero o la propria opinione; come nel caso in cui si tratti di dichiarazioni calunniose del tutto infondate o di sottrazione o pubblicazione di documenti sottoposti in ipotesi a vincolo di riservatezza. 

Come sembra sia avvenuto proprio nel caso dei documenti passati da monsignor Balda e dalla Chaouqui a Fittipaldi e Nuzzi.
Questo non posso dire, perché dovrei conoscere gli atti. Ripeto, si tratta di attendere il giudizio del tribunale.

Ma la libertà di stampa così non va a farsi benedire?
Anche in Italia se partecipo ad un'azione delittuosa per procurarmi documenti o li sottraggo illecitamente, sono punito perché ho sottratto illecitamente quei documenti, non perché ho esercitato la libertà di stampa.

Cosa dice della normativa penale sulla base della quale i quattro sono imputati?


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