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TERZA GUERRA MONDIALE / Lotta al terrorismo, crisi Russia-Turchia: nave russa nel Bosforo, Ankara “missili pronti al lancio” (lunedì 7 dicembre)

Terza guerra mondiale, la lotta al terrorismo e la crisi internazionale: Russia vs Turchia, Isis e Nato e la situazione in Iraq e Siria. Il discorso di Obama alla nazione

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Le scintille tra Russia e Turchia non accennano a finire e le minacce di altri missili da lanciare non fanno che accrescere il rischio di guerra mondiale, nel caso la terza come andiamo dicendo da settimane di semplice osservazione dei fatti. L'ultimo caso scatenante sarebbe la nave da guerra russa Caesar Kumikov presente nel Bosforo che sta facendo scattare l'irritazione del governo di Ankara, con il ministro degli esteri Cavusoglu che ha definito l'azione una vera "provocazione di Mosca inaccettabile". Dopo gli incontri con il collega russo, Sergey Lavrov, sembrava che i rapporti fossero pronti ad un iniziale disgelo, ma dopo il fatto della nave l'escalation è pronta a rialzarsi. «Finora la Turchia non ha bloccato il passaggio delle navi di Mosca attraverso il Bosforo, nel rispetto della convenzione di Montreux ma in futuro fornirà le risposte necessaria a situazioni giudicate come una minaccia». Le ultime notizie danno Mosca che accusa le autorità turche di tenere sotto controllo  la nave nel Bosforo: come si diceva in precedenza, il clima non solo non è dei migliori ma riflette una particolarità inquietante. Se due delle nazioni che dovrebbero essere insieme nella lotta al terrorismo contro l'Isis sono in queste condizioni tra loro è un significativo segno che qualcosa, anzi molto, non va.

Dura, durissimo attacco del governo siriano riconosciuto (ha ancora senso questa distinzione) contro gli Usa per aver compiuto raid contro l'esercito di Damasco: una terza guerra mondiale? A tratti e sparsa dovunque, ogni giorno ne abbiamo prova. L'ultima arriva dalla Siria appunto che attraverso una nota diffusa tramite agenzia di stampa ufficiale Sana, parla di raid della coalizione guidata dall'America contro le forze armate fedeli al regime di Assad, nella provincia di Deir Ezzor a est della Siria. Ci sarebbero stati 4 morti e 13 feriti tra i soldati, avendo colpito una base dell'esercito siriano: il problema è che, e qui l'inquietante brivido da conflitto internazionale corre lungo la schiena, gli Usa smentiscono dicendo anche loro ufficialmente che i raid sono andati a 55 km di distanza da quella zona e che quindi non sono responsabili dell'attacco. Chi dice dunque la verità, ammesso che qualcuno la dica ogni tanto? Assad avrebbe tra l'altro mandato due lettere a Ban Ki-moon, segretario Onu, e alla presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza Onu per condannare con fermezza l'"aggressione odiosa" che contraddice, secondo Damasco, tutti gli obiettivi della Carta della Nazioni Unite. Difficile davvero comprendere dove stia un lembo di ragione e verità in tutta la faccenda, di certo vi è che con gli equilibri che ci sono ora tutto è possibile, un tutto contro tutti che non promette nulla di buono.

Una terza guerra mondiale, come sempre più spesso viene detto da molti commentatori: anche noi abbiamo scelto questa strada più che altro per dare un nome ad un qualcosa di misterioso che ancora non si riesce a dare una conformazione precisa. Scontro totale? Declino degli equilibri internazionali? Il periodo di pace sembra essere finito in Europa e non solo, forse addirittura peggio del post-2001: in questo caso le dinamiche e alleanze sono scombinate e anche i possibili Paesi uniti per la lotta al terrorismo fondamentalista islamico dell’Isis sono in realtà tutti l’uno contro l’altro. Russia, Turchia, la coalizione della Nato, l’Iraq, la Siria riconosciuta di Assad, capirci davvero qualcosa è complesso. Ieri sera Obama, per cercare di reagire dopo la strage di San Bernardino, rivendicata poi dal Daesh, ha voluto parlare alla nazione: «ogni singolo aspetto della potenza americana verrà adoperato per distruggere lo Stato Islamico, un maggior sforzo contro il terrorismo. L’Isis verrà distrutto». Una ricostruzione successiva (forse dovremmo dire una vera costruzione) di quali siano i veri valori di giustizia, eguaglianza e libertà sui quali si fonda l’America: questo intende rilanciare Barack Obama, con l’affondo sulla priorità che gli Stati Uniti devono iniziare ad prendere sul serio, ovvero la questione armi. Basteranno questa “chiamata ai valori” per controbattere una visione del mondo come quella degli jihadisti?

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