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GIORNO DEL RICORDO/ "Sogno un'Italia in cui si racconti quello che è successo"

Pubblicazione:martedì 10 febbraio 2015

Un prete benedice i resti di vittime infoibate (Immagine dal web) Un prete benedice i resti di vittime infoibate (Immagine dal web)

Che tristezza tanti commenti fatti sul Giorno del Ricordo da uomini e donne della politica italiana. Sono commenti che infastidiscono, che propongono una dialettica che non interessa ai giovani d'oggi, nemmeno a chi cerca l'umano in quello che accade nella storia. E' l'esperienza che ho fatto quest'anno sollecitato da una classe a parlare del Giorno del Ricordo, dove a tema si voleva non la contrapposizione tra fascista e comunista, ma semplicemente la domanda su che cosa fosse mai accaduto. Questo è quello che ho incontrato nei giovani, il desiderio di capire, il desiderio di incontrare qualcuno che racconti quello che è accaduto nell'Istria occupata dalle armate titine e nelle zone di confine tra Jugoslavia e Italia.

Invece i commenti dei politici e degli storici rinfocolano la polemica, al posto di ricordare sottolineano le ragioni per cui si è spesso taciuto, per cui oggi si tace. Tutte spiegazioni giuste, ma che contribuiscono a prendere le distanze dal ricordo. Ciò che invece c'è da fare oggi è raccontare, è far vedere le immagini raccapriccianti di tante morti negli imbuti delle foibe o di tanti volti rattristati dal dover lasciare le loro abitazioni in Istria; questo bisogna fare, raccontare, come fa Graziano Udovisi che racconta come lo hanno portato alla morte buttandolo nella foiba e come si è salvato. 

Io sogno un'Italia dove nessuno più dica che il comunismo ha impedito di ricordare i morti delle foibe, dove nessuno più dica che in questi anni Berlusconi ha svuotato il dramma degli esuli giuliano-dalmati, questo io sogno, un'Italia in cui si racconti quello che è successo. Per questo sarebbe ora di azzerare le inutili polemiche ideologiche che al ricordo fanno solo tanto male, per fare finalmente e pienamente memoria anche nel Giorno del Ricordo.

Questo è il compito che i giovani ci chiedono e ci danno, il compito di rompere la barriera ideologica per guardare in faccia quello che è accaduto, e quello che è accaduto è che una idea è stata considerata più importante dell'uomo. Qui nasce la violenza, qui si forgia il suo orrore: dove un'idea vale più della persona umana. Per questo, in queste ricorrenze spesso appesantite da rituali vuoti, smettiamola con le polemiche ideologiche e andiamo semplicemente a raccontare. Per una semplice ragione, che non si ricordano idee, ma solo uomini. E di questi uomini vogliamo conoscere ciò che hanno vissuto e sofferto. Questo è ricordo, il resto è (ancora) ideologia.



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