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FECONDAZIONE/ Si fa impiantare embrioni del marito morto: ma non chiamatela felicità

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La giovinezza e la vecchiaia, poi, completano tristemente questo quadro: il piacere e il successo sono considerati come un qualcosa che mi deve essere garantito, di cui io posso pienamente disporre e che gli altri sono in dovere di offrirmi senza limitazione alcuna. L'essere umano che vive in Occidente è preda di una sorta di "sacra ingordigia" che nessuno può permettersi di contestare, pena l'accusa di essere un arretrato e un oscurantista. In barba a tutti quei "no" che ci hanno fatto crescere e capire qualcosa di più di quello che siamo e del perché siamo stati fatti. 

Il tempo presente non si contraddistingue quindi per l'assenza di una domanda vera sulla vita, ma per una società che impedisce — attraverso le sue strutture e le sue istituzioni — il formarsi stesso di una domanda, l'esprimersi di un intento o di una vera necessità. Sentendoci padroni di tutto, ci ritroviamo a non avere davvero più niente di nostro e tutto ci sfugge, tutto sembra destinato a essere rincorso dai nostri rimpianti e dalle nostre ossessionanti incertezze nell'attesa che ci sfugga definitivamente, lasciandoci ancora più ingordi e soli. 

In questo orizzonte gli altri, i figli, i gesti della vita, si riducono a oggetti da mettere a posto e manipolare affinché non disturbino, affinché non mettano in discussione nemmeno uno iota della nostra esistenza. In ultima istanza, alla radice di questo atteggiamento di fondo così delirante e autolesionista sta effettivamente il terrore supremo di entrare in contatto, di sentire davvero, il dramma della realtà e la nostra incapacità ad accoglierlo e accettarlo. Nietszche una volta disse: "Quando gli uomini vollero smettere di sentire il dolore dell'esistenza, allora cominciarono a spiegarlo". Oggi, aggiungiamo noi, siamo già oltre: questo dolore abbiamo cominciato a fermarlo. Pieni dei nostri discorsi e dei nostri ragionamenti, codifichiamo leggi e mettiamo a punto prassi che possano bellamente evitarci la fatica del "mestiere di vivere", illudendoci che, potendo fare tutto, Tutto diventi più vicino, più amico, più vero. 

Così un tribunale italiano autorizza una donna a giocare con i suoi embrioni, così — ciascuno di noi — si autorizza, in nome del proprio potere, a farsi sempre tornare i conti, a non ammettere mai che, alla fine, quello che a noi serve sono solo gli occhi di un Padre e le carezze di una Madre. Meglio tacerlo, meglio far finta di nulla, meglio sommessamente continuare a credere di essere le eterne vittime di una divina ingiustizia.

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COMMENTI
11/02/2015 - Embrioni (Carla D'Agostino Ungaretti)

Ha ragione, cara Signora Claudia! Oggi avere figli è considerato un diritto da soddisfare a qualunque costo e non ci si rende conto che si sfiora la follia pura.

 
11/02/2015 - Io sono felice quando sto bene (claudia mazzola)

E quando sto bene? Difficile dirlo, dipende dalle circostanze e dall'attimo presente. Di sicuro so una cosa: da quando ho incontrato lo sguardo di Gesù sono molto più contenta nonostante non abbia avuto figli.