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DOPO COPENHAGEN/ L'orrore del vuoto e il rischio della libertà

A Copenhagen, su luogo dell'attentato (Infophoto) A Copenhagen, su luogo dell'attentato (Infophoto)

E tuttavia sul punto di non fornire noi alimento dall'interno delle nostre società al fondamentalismo islamico tra i giovani immigrati di seconda generazione, al di là delle specifiche politiche di sicurezza interne ed esterne alla nostra Europa, qualcosa possiamo fare sul terreno della vita quotidiana; sul terreno della quotidiana sfida che si gioca, nella vita di troppi giovani, anche cristiani, contro il vuoto corrosivo degli orizzonti della loro vita che chiede di essere riempito: per restare uno spazio di libertà l'Europa deve saper  ospitare — come ha suggerito Carrón, riprendendo l'invito di Francesco — l'incontro tra le diverse proposte alla domanda di senso di ciascuno di noi, facendo intendere la comune umanità che vi vive e chiede di essere riconosciuta. 

Perché la libertà è stata cercata — da chi nella storia d'Europa l'ha conquistata — per dare un senso alla propria vita, non per sentirsene privati. L'orrore del vuoto è difficile da reggere. Anche nella "società dei liberi". E può spingere ai più aberranti dei suoi riempimenti esistenziali, facile materiale di ogni falso profeta. Anche di quelli del fondamentalismo religioso, fino al gesto estremo, nel terrorismo, del più abietto consumo senza senso della propria vita,  e di quella degli altri.

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