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IL CASO/ Case chiuse e quartieri a luci rosse, tre motivi per dire no alla proposta di Renzi

Pubblicazione:martedì 17 febbraio 2015

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Prostituzione regolarizzata, case chiuse autogestite e abolizione del reato di favoreggiamento, sono i punti chiave del disegno di legge calendarizzato al Senato in Commissione Affari costituzionali e in commissione Giustizia. Il provvedimento ha raccolto un consenso bipartisan, a cui hanno aderito tutti i gruppi salvo Area popolare. Il punto principale sarà da un lato la tutela delle donne vittime dello sfruttamento, e dall’altro, il principio di autodeterminazione di chi vuole esercitare questo “mestiere”. Le donne, ma non solo le donne, anche uomini e transessuali, saranno liberi professionisti a tutti gli effetti con due obblighi specifici: l’iscrizione alla Camera di Commercio e la relativa denuncia dei redditi. Un passaggio da non sottovalutare è l’abolizione del reato di favoreggiamento, perché attualmente se si affitta un appartamento a persone che vi si prostituiscono si può essere accusati di favoreggiamento, e per questo secondo i firmatari della legge molte prostitute e molti prostituti sono costretti ad esercitare in strada. Se la legge verrà approvata questo limite verrà cancellato.

Molte le perplessità che il disegno di legge solleva e che vale la pena elencare in modo schematico:

1. Sappiamo bene che tante persone si prostituiscono perché sono vittime di veri e propri racket della criminalità, in un circuito perverso che ne fa dei moderni schiavi strettamente controllati da trafficanti umani, per i quali occorrerebbe invocare pene detentive molto più severe e sicure delle attuali; 

2. Sa un po’ di utopia immaginare che ci possano essere persone che vogliano liberamente costituirsi in cooperativa, per prostituirsi in piena libertà, disposte a sottoporsi a controlli di natura fiscale e non più di natura sanitaria. Non basta certo l’autodeterminazione, servono anche imprenditorialità e un minimo di struttura burocratico-amministrativa…

3. Il rapporto tra prostituzione in appartamento e prostituzione in strada sarebbe per ovvie ragioni totalmente sbilanciato a favore della strada, dal momento che le condizioni immaginate dalla legge per esercitare in appartamento renderebbero impossibile prostituirsi senza permesso di soggiorno e senza gli altri controlli previsti dalla legge.    

Sa quindi un po’ di demagogia l’impostazione di una legge che vuole regolarizzare il mercato della prostituzione con case chiuse autogestite, zone a luci rosse nelle città, abolizione del reato di favoreggiamento, uso obbligatorio del profilattico e per le prostitute il pagamento delle tasse e la comunicazione l'inizio delle loro "attività" alle Camere di commercio. Ma soprattutto appare totalmente sottovalutato il complesso fenomeno della prostituzione, che investe una immigrazione clandestina a puro scopo di sfruttamento maschile e femminile; che cresce tra le fasce più povere della popolazione, soprattutto in tempo di crisi, che crea degrado in una città, dovunque si collochi.


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COMMENTI
17/02/2015 - Il mestiere più vecchio del mondo (claudia mazzola)

Non capisco perchè si tollerano le prostitute in strada e non in casa, però quelle di lusso sì! Io le vedo queste povere criste giovanissime, delle fanciulle, al freddo, neve, pioggia, avanti ed indietro per il quartiere con il pappone che le sgrida e le picchia. E' ipocrisia, non si può farle sparire, piuttosto aiutiamole.