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IL CASO/ Quei secondini dal "cuore nero" che non sanno di custodire Qualcosa

Pubblicazione:venerdì 20 febbraio 2015

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Non tanto tempo fa Papa Francesco ha parlato dell'ergastolo dicendo che andava abolito perché era come una pena di morte "nascosta". Forse quell'uomo di 39 anni sapeva di cosa stava parlando il Papa, ma le guardie lo sapevano?

No. A guardare facebook, quelle guardie - quelle guardie di custodia - parevano festeggiare. Se perdessi qualcosa che dovevo custodire mi sentirei male, non festeggerei. Ma quelle guardie sapevano di custodire qualcosa? E allora perché non sanno di aver perso qualcosa? Un romeno, non è un uomo? Un ergastolano, non è un uomo? Chi siamo quando entriamo in galera? Se non puoi permetterti un avvocato decente per rendere meno pesanti i tuoi sbagli, cosa succede? C'era una risposta a queste domande tra i post di facebook di quegli agenti? Spero che nei loro "cori neri" ci sia una risposta, se non bianca, almeno grigia.



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COMMENTI
20/02/2015 - Re (Mauro Leonardi)

Grazie infinite Flavio e Giuseppe!

 
20/02/2015 - "Despondere spem munus nostrum" (flavio merlo)

"Il nostro compito è garantire la speranza" è il motto della polizia penitenziaria. Insegno al liceo e grazie alla disponibilità della Direzione del carcere di Busto Arsizio, in questi mesi abbiamo conosciuto da vicino, molto da vicino la realtà del carcere. Personalmente ho avuto modo di conoscere anche l'altra faccia della medaglia, quella dei detenuti, dei tanti ragazzi che finiscono dentro inseguendo la chimera del denaro facile (perché il 90% dei detenuti è dentro per questo). Gli agenti di polizia sono lì a garantire la sicurezza dei detenuti e della società e non devono fare gli educatori, sono altre le figure deputate a questo compito. Tante sono le provocazioni e le tensioni a cui sono sottoposti,ma conoscono il loro motto, la ragione ultima del loro lavoro. Forse, come capita a tutti, talvolta qualcuno di loro lo dimentica e per questo sbaglia, ma diffondere la speranza (che non è un sogno, ma la possibilità reale di un cambiamento) è un compito grande, una vera e propria missione.

 
20/02/2015 - "Cuore nero" ma provocati (Giuseppe Crippa)

Caro don Mauro, ho un amico guardia carceraria che mi racconta ogni tanto episodi della sua vita di lavoro, nella quale hanno largo spazio anche provocazioni ed insulti dei reclusi verso i loro custodi… Per questo trovo davvero ipocrite le manifestazioni di biasimo di certe autorità e più ancora la loro minaccia di far perdere il lavoro ai responsabili, condannandoli di questi tempi ad una pena non troppo dissimile da una reclusione quanto a pesantezza. Mi ha fatto piacere, quindi, non trovare alcun cenno a questo nel suo bell’articolo, ricco invece di considerazioni che condivido.